Giordano Bruno Guerri, che guida la fondazione: «Ora possiamo dimostrare che Fiume anticipò il '68» L'epopea di Fiume? Non fu affatto la la genesi di nessun autoritarismo possibile del 900. Il Vittoriale degli italiani è infatti pronto a diventare un museo dell'avanguardia e dei diritti civili. Demiurgo di questa declinazione della parola libertà tra passato e futuro non poteva essere altri che Giordano Bruno Guerri. Presidente da dieci mesi della fondazione nata attorno alla cittadella dannunziana costruita sulle rive del lago di Garda e oggi museo dedicato alla poliedrica figura del Vate. Guerri, già autore di uno splendido volume intitolato proprio D'Annunzio. L'amante guerriero (edito lo scorso anno da Mondadori), è reduce da quella che egli stesso definisce «un'operazione napoleonica e trionfale», ovvero la recente acquisizione, per tramite della fondazione Cab di Brescia, rappresentata dall'ambasciatore Antonio Benedetto Spada, di due importanti lotti di documenti inediti provenienti dall'eredità di Luisa Baccara (ultima compagna, tra le tante, di Gabriele D'Annunzio). Le carte erano state messe all'asta e sono state salvate dalla dispersione. Fra i documenti ci sono tre testamenti inediti del poeta stesi all'epoca dell'impresa fiumana, oltre a fotografie inedite di Fiume e del Vittoriale. «C'è una lettera del 1931 anticipa Guerri al Secolo dove D'Annunzio scrive di aver riletto il Piacere dopo quasi quarant'anni, dandone una valutazione che appassionerà estremamente gli storici della letteratura». Quello che GBG, dunque, sta portando avanti a Gardone Riviera è un lavoro entusiasmante, «perché dice si tratta non solo di conservare, come è stato fatto finora, ma anche di sviluppare il Vittoriale con un'opera sia culturale sia manageriale. I musei prosegue debbono modernizzarsi facendo marketing affinché diventino strumenti di benessere economico tanto per loro stessi quanto per il Paese. Quest'anno prosegue lo storico il Vittoriale ha ottenuto il decreto di liberalizzazione per cui diventerà una fondazione di diritto privato. Significa che rinunceremo al denaro che ci dava il ministero e cammineremo con le nostre gambe, facendo entrare delle fondazioni bancarie che diano lo slancio economico e dinamico per realizzare progetti funzionali sia alla cultura del Vittoriale sia all'aumento dei visitatori. Con immenso orgoglio soggiunge Guerri posso dire che nei primi otto mesi del 2009 i visitatori sono aumentati». Una vera e propria operazione culturale in pieno stile anglosassone, dunque, quella tenuta a battesimo da Guerri che si scopre di fatto un liberista convinto. «Il ministero dei Beni culturali manterrà il controllo. Nessuno potrà trasformare il Vittoriale in un albergo o in un campo da golf ma la direzione e la gestione, certo, diventeranno più agili. Ciò significa poter realizzare i progetti in maniera più rapida. Ne svelo tre: la creazione di un terzo museo da affiancare alla casa di D'Annunzio e al museo della guerra. Si tratterà di allestirne un altro, nel sottoteatro, intitolato D'Annunzio segreto, che nascerà tirando fuori dagli armadi tutto quello che più incuriosirebbe i visitatori: i suoi vestiti, le sue trecento paia di scarpe, le sue camicie, la sua biancheria, la sua cancelleria. Sono convinto con questo di fare un'operazione culturalmente utile al pubblico, al Vittoriale, che piacerebbe pure a D'Annunzio. La seconda iniziativa riguarderà l'illuminazione notturna che renderà il Vittoriale visibile da tutto il lago, bellissimo spot di se stesso, visitabile anche di notte, con la possibilità di staccare un altro biglietto. Con i Notturni d'Autore organizzeremo delle vere e proprie feste ai libri. Il progetto è a cura di un artista della luce che si chiama lannone. Il terzo sarà un piano didattico. Abbiamo spazi e modi per realizzare una sezione composta da touch-screen, computer e realtà virtuale. Nell'auditorium sarà possibile, aprendo le braccia a mo' di ali, compiere il volo su Vienna, vedendo scorrere sotto quello che vide D'Annunzio. Tutte cose che piacerebbero al grandissimo Gabriele». Oltre al futuro, però, c'è molto passato da rileggere dalle parti del Vittoriale dannunziano firmato Giordano Bruno Guerri. Su tutto ad affascinare è la storia di Fiume, da reinterpretare finalmente in chiave libertaria tout court: «L'occupazione di Fiume è stato un evento straordinario della storia d'Italia e del mondo, misconosciuto e trascurato per motivi che ben conosciamo, così come è successo al futuristi. Le sue contaminazioni col successivo fascismo mussoliniano l'hanno esclusa dal pensiero e dalla passione nazionali. Al contrario, l'abbiamo visto anche con il futurismo, i legami furono molto meno importanti di ciò che i due movimenti hanno prodotto autonomamente. Certo, Mussolini mutuò e riprese da D'Annunzio riti e miti: il discorso al balcone, l'Eja Eja Ala- là al quale il Poeta, però, era solito aggiungere il motto Viva l'amore! che Mussolini non avrebbe forse mai pronunciato. Soprattutto il leader fascista dall'esperienza di Fiume capì che il vecchio Stato liberale ottocentesco poteva essere sfidato e vinto. Ciò detto, l'impresa di Fiume, in realtà, anticipò il Sessantotto (e il Settantasette.) Le libertà individuali, per quanto possibile in una città sotto assedio, erano tali da non aver simili in Europa né in quegli anni, né prima, né dopo. L'omosessualità non era affatto censurata e, anzi, vissuta tranquillamente da tutti. C'era poi il divorzio, ognuno poteva vestirsi come voleva. In una frase: con D'Annunzio la fantasia, non solo l'arte, e la libertà erano davvero salite al potere». Fantasia al potere che trovava ispirazioni e radici nella famosa Carta del Carnaro. «Fu una delle costituzioni più avanzate del Novecento», spiega Guerri «Basti pensare che prevedeva la multietnicità, la partecipazione dei lavoratori alle imprese, il voto alle donne, la scuola obbligatoria per tutti, l'importanza dell'arte e della musica, il diritto alla felicità pubblica, la cura dell'arredo urbano. Fu una carta anticipatrice, esattamente come lo furono le opere di D'Annunzio che erroneamente fu considerato un uomo con gli occhi rivolti al passato, mentre aveva occhi sia sulla nuca sia sulla fronte». Molto interessante, e al Vittoriale se ne è pure parlato durante il primo dei tre appuntamenti fiumani in programma da qui ai prossimi dodici mesi, è capire come la stampa internazionale commentò l'impresa: «Dal punto di vista politico ci dice Guerri la lesse con imbarazzo perché Francia e Inghilterra avevano firmato i trattati di pace per cui Fiume non doveva appartenere all'Italia. Da parte degli intellettuali, invece, la reazione fu tutta diversa. Capirono che era in corso un esperimento straordinario da parte di un poeta al comando. A Fiume arrivarono intellettuali da tutto il mondo. Persino dal Giappone. Al Vittoriale c'è tutto l'archivio di Stato di Fiume del quale è in corso la digitalizzazione e da cui gli studiosi attingono sempre più numerosi». Il pensiero conclusivo che Giordano Bruno Guerri lascia attorno all'epopea fiumana e all'Italia è il seguente: «Qualsiasi Paese che avesse a disposizione un episodio con un archivio tale ne farebbe sicuramente un mito con film, sceneggiati e romanzi. L'Italia, invece, così come ha trascurato per anni, addirittura decenni, il futurismo, trascura anche la vicenda di Fiume. Una noncuranza che, tuttavia, credo proprio stia per finire». A sostegno dell'ipotesi va detto che altri due saranno gli appuntamenti con i quali il Vittoriale farà la parte del leone in questa riscoperta dall'oblio del fiumanesimo: uno a marzo, l'altro a settembre del 2010, per capire davvero, e più da vicino, i particolari della festa della rivoluzione che fu la spedizione di Gabriele D'Annunzio e del branco di libertari convinti che lo seguirono in nome della libertà, della poesia e della vita.