Forse tra non molto la potremo definire la Trento-Trieste del 2019, con una curiosa e per certi versi ingombrante corrispondenza con il centenario del trattato di Versailles che sancì il passaggio di Trentino-Alto Adige, Trieste e Istria all'Italia e suggerì i nuovi confini del Regno. Nel frattempo ha il sostegno convinto dei tre presidenti delle aree interessate: Giancarlo Galan per il Veneto, Renzo Tondo per il Friuli, Lorenzo Dellai per il Trentino. H anche già ricevuto la sostanziale benedizione del ministro dei Beni culturali, Bondi, il quale ha promesso il sostegno del governo. Stiamo parlando della candidatura a capitale europea della cultura, non di una città, ma di un'intera area, ovvero il Nordest, inteso da Trento a Trieste. Il progetto di dare vita e infrastrutture all'idea di una metropoli policentrica di circa 7 milioni di abitanti, sponsorizzato e trainato dalle nuove classi dirigenti del Nordest, ovvero i suoi giovani imprenditori, ha il fascino delle grandi scommesse e degli ambiziosi obiettivi da raggiungere: dotazione di moderne reti infrastrutturali, innovazione tecnologica, valorizzazione delle sinergie delle singole eccellenze territoriali. Il tutto con il compasso centrato sulla carta dei grandi corridoi transeuropei, e in particolare il corridoio i (Berlino-Palermo) e il corridoio 5 (Lisbona-Kiev). Al problema che pure si presenterà di individuare quale città avrà il ruolo di centro in questa grande metropoli policentrica si troverà probabilmente soluzione, perché molti dei soggetti interessati hanno capito che simili partite non si vincono da soli. Dellai, per il Trentino, pare aver puntato su questa operazione che, oltre a essere un importante investimento culturale, disegna un possibile asse strategico di sviluppo che guarda a est, anche nella sua proiezione europea; in parte, va detto per inciso, smentendo le ipotesi avanzate dall'assessore comunale alla Cultura di Trento, Lucia Maestri, la quale proprio sulla candidatura a capitale europea della cultura immaginava e proponeva una direttrice nord-sud, ovvero con Bolzano, Innsbruck, Verona e Mantova, in una specie di Euregio allungata. Non intendiamo entrare nel merito di tale questione, registriamo semplicemente l'iniziativa del presidente Dellai, capace di presentarsi come socio di maggioranza per l'Euregio a Innsbruck e partner nordista di un progetto che muove su un altro asse strategico, e prendiamo atto della mancanza di iniziativa a livello locale che, unita alle mille riserve espresse da parte di alcuni esponenti della Svp, fa cadere al momento non solo qualsiasi ipotesi di candidatura della città di Bolzano, ma anche qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in possibili candidature allargate. Ma a una Euregio della cultura, aperta, dialogante, plurilingue, multiculturale, che potrebbe essere battezzata europea nel 2019, non è proprio possibile guardare?
TRENTINO ALTO ADIGE Euregio e cultura. Bolzano stretta tra Dellai e il Nordest.
Il Nordest italiano, compresi il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e la regione Friuli-Venezia Giulia, sta cercando di candidarsi come capitale europea della cultura nel 2019. Il progetto è sostenuto dai giovani imprenditori del Nordest e ha il sostegno del ministro dei Beni culturali. Il progetto prevede la creazione di una metropoli policentrica con circa 7 milioni di abitanti, con moderne reti infrastrutturali, innovazione tecnologica e valorizzazione delle sinergie delle singole eccellenze territoriali. Il progetto è centrato sui corridoi transeuropei, in particolare il corridoio i (Berlino-Palermo) e il corridoio 5 (Lisbona-Kiev).
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