A dicembre, sotto la piramide di Pei, aprirà un ristorante McDonald's. E da noi il già manager di McDonald's Italia Mario Resca, ora responsbile del ministero per la valorizzazione, annuncia «direttori-manager» nei musei. «It's the end of the world as we know it», cantavano 24 anni fa i Rem. Parafrasando, oggi qualcuno potrebbe cantare che è la fine dei musei come l'ha conosciuti la civiltà europea. Potrebbe perché dal paese europeo culturalmente più raffinato, la Francia, la terra che non usa la parola computer, McDonald's atterra al museo più celebrato e, con i suoi 8 milioni di visitatori, più remunerativo. Nella zona commerciale del Carrousel sotto la bella piramide di Pei a dicembre infatti aprirà un ristorante e sapete di quale marchio? McDonald's, il tempio del fast-food, con Autogrill della famiglia Benetton come partner. Suona come una profanazione. Con questa notizia servita su un piatto d'argento, dall'Italia cerca di cogliere la palla Mario Resca. Il direttore generale per la valorizzazione dei musei del ministero nominato da Bondi - e già manager di McDonald's Italia - partecipa alla conferenza stampa in cui le banche italiane annunciano di aprire al pubblico i loro palazzi storici per un giorno, il 3 ottobre. Orbene, Resca, oltre a giustamente preoccuparsi della tutela così da rintuzzare eventuali critiche, loda come «coraggiosa» la riforma che ha portato alla nascita del suo incarico, poi dichiara che chi va nei musei deve poter «sedersi, ristorarsi, disporre di comfort» (da questo concetto Ronchey varò la sua famosa riforma per i servizi aggiuntivi musei). Soprattutto dice un'altra cosa: vuole «un direttore di museo come un vero e proprio manager per gestire i costi e i ricavi». Sotto sotto di questo passo chi guiderà una raccolta dovrà sapere più d'economia che di arte o archeologia. I soldi avanti a tutto. «Ho già sempre trovato molti finanziamenti extra ministero e sono storico dell'arte - commenta Franca Falletti, direttrice dell'Accademia di Firenze - Sì alle opportunità di guadagno, purché l'istanza culturale prevalga sempre su quella economica».