Il primo rapporto sullo stato dell'archeologia romana presentato la scorsa settimana dal commissario delegato Roberto Cecchi dimostra che l'emergenza esisteva, che l'intera area era colpita dal degrado e dall'inaccessibilità dei luoghi. Basti pensare che il Foro romano e il Palatino non sono attualmente visitabili per oltre il 50 degli spazi. Chi ancora si ostina a dire che abbiamo commesso una forzatura quando venne deciso il commissariamento dell'area archeologica di Roma, farebbe bene a leggere attentamente le carte, i numeri e i dati del rapporto. Un'attenta ricognizione dei luoghi da marzo a oggi ha dimostrato la necessità di intervenire su più fronti: la messa in sicurezza, il consolidamento, il contrasto al degrado, l'apertura al pubblico. Mali oscuri che hanno colpito aree e monumenti che oggi si presentano in condizioni pietose. Due esempi su tutti: il Palatino che si sta sciogliendo come un budino malcotto per citare Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei beni culturali E poi il Colosseo, il monumento più visitato in Italia con oltre 4 milioni di ingressi, ma anche fra i più mal ridotti. Di qui la necessità di intervenire in tempi rapidi e certi con investimenti cospicui. Per il Colosseo in soli quattro mesi di lavoro sono stati approvati tre progetti di risanamento per 1,2 milioni. Se ne aggiungerà un quarto di 500mila euro. Per il circuito Palatino-Foro romano sono stati approvati progetti per 2milioni; e ne sono stati presentati altri per 3 milioni e altri per 6,4 milioni sono in fase di redazione. Interventi che prevedono fra l'altro l'apertura della rampa domizianea che collega direttamente il Foro romano al Palatino attraverso un percorso di straordinaria bellezza da anni inspiegabilmente chiuso al pubblico. Molti sono anche i progetti nei siti archeologici lontani dal centro storico e penso soprattutto a quelli dell'Appia antica, i Gabil,VillaPamphilj, gli acquedotti e le mura aureliane. Chi ci accusa di non aver valorizzato la Soprintendenza ai beni archeologici dovrebbe ricordare che è stato lo stesso soprintendente Angelo Bottini a esigere un commissaria delegato di governo. La Soprintendenza speciale ai beni archeologici di Roma collabora con gli uffici del commissario delegato e lo stesso Bottini è a capo della Commissione generale di indirizzo e coordinamento preposta alla valutazione dei progetti. Non vi è stata dunque alcuna mortificazione o sottovalutazione del lavoro della Soprintendenza. Al contrario molti progetti già in cantiere hanno trovato un impulso dai poteri straordinari del commissario. Il problema infatti non è soltanto quello economico dei fondi disponibili, ma quello altrettanto importante dell'organizzazione degli interventi, della logistica, dell'impiego efficace delle risorse umane, del coordinamento degli uffici, che l'ordinanza di protezione civile rende più certi, più efficienti.
ROMA - Fori, il commissario ci voleva Il vero nodo? I fondi scarsi L'area archeologica romana il degrado della zona ha spinto il governo a nominare un funzionario ad hoc per la gestione dell'emergenza.
Il commissario delegato Roberto Cecchi ha presentato il primo rapporto sullo stato dell'archeologia romana, che dimostra l'emergenza e il degrado dell'area. Il Foro romano e il Palatino non sono visitabili per oltre il 50% degli spazi. Il rapporto richiede interventi su più fronti, come la messa in sicurezza, il consolidamento e l'apertura al pubblico. Il Colosseo e il Palatino sono stati colpiti dal degrado e richiedono investimenti cospicui. Sono stati approvati progetti di risanamento per il Colosseo e il circuito Palatino-Foro romano, con investimenti di 1,2 milioni e 2 milioni di euro, rispettivamente.
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