Mancano solo due capolavori: il più prezioso del milione e 200 mila oggetti recuperati in 40 anni (non può viaggiare) e quello che, dal 1969, stanno ancora ricercando, però non hanno perduto le speranze di riuscirci; ma, anche senza la Flagellazione di Piero della Francesca (ritrovata dopo il furto a Urbino nel 1975), e la Natività di Caravaggio (nel 1969, portata via dalla mafia a Palermo), la mostra aperta a Castel Sant'Angelo fino al 30 gennaio, per i 40 anni del Comando carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, è davvero un'antologia di meraviglie, come il suo titolo proclama. Sessanta oggetti, 60 capolavori, e dietro ognuno, storie di furti incredibili, recuperi avventurosi perfino in Paesi lontani ed esotici; i 29 dipinti rubati a Bettona (Perugia) nel 1987, sono ritrovati in Giamaica: li aveva un senatore locale, in pegno d'una partita di droga. Perché il traffico d'arte (quella italiana) coinvolge la malavita, nonché importanti collezionisti e musei di tutto il mondo. Come quelli americani, che hanno restituito il Cratere di Eufronio (il Metropolitan), la statua di Vibia Sabina alta due metri e 20 (Boston), 011 Cratere con l'uccisione di Egisto (il Getty); ma anche antiquari celebrati (da Pompei, una Vittoria in bronzo, della Royal Athena Galleries di New York); oggetti ora esposti in questa galleria di splendori, ad esemrio accanto al Tripode etrusco che ha innescato le indagini contro Giacomo Medici, finora il solo predatore di rilievo condannato (8 anni in appello): era dei marchesi Guglielmi, ne esistono solo una mezza dozzina. Nei decenni, è sparito di tutto; ma, da quando sono sorti, primo reparto del genere al mondo, molto è stato riportato, dove era dai carabinieri dell'arte; dai 16 dell'inizio, ora sono 300, ultra specializzati, fiore all'occhielli? dell'Arma, oggi diretti dal generale Giovanni Nistri. Qui, si rincorrono storie e trofei: l'autentica star è la Muta di Raffaello (palesi affinità con la Gioconda di Leonardo), i ai esposta a Roma e rubata con la Flagellazione, quando troppo spariva anche dai musei statali. Ma le fanno compagnia Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Antoniazzo Romano, Antonello da Messina e perfino, valicando i secoli, l'ultimo, incompiuto Cèzanne (Le cabanon de Jourdan), e gli unici due Van Gogh presenti in raccolte pubbliche italiane (L'arlesienne e Il giardiniere), nel 1998 sottratti alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma e recuperati solo due mesi dopo, con una delle più straordinarie operazioni d'intelligence di sempre. Ad accogliere i visitatori, tuttavia, è la Triade Capitolina, l'unica scultura in cui stiano ancora insieme le tre maggiori divinità dell'Urbe, sedute su una panchina come fossero pensionati: uno scavo tra le migliaia del re dei tombaroli. Tra i recuperi, anche una sorpresa: un tondo (Madonnn con Bambino e i Santi Gerolamo e Francesco) attribuito ad un autore minore, ma ora riconosciuto a Domenico Ghirlandaio; «gli studiosi», spiega la nuova soprintendente al Polo dei musei di Roma, Rossella Vodret, «lo hanno identificato in uno dei 24 dipinti mandati da Roma, nel 1908, ad arredare l'ambasciata d'Italia di Berlino». Opere dichiarate tutte distrutte nei bombardamenti del 1944; ma questa è invece la quinta che viene rintracciata all'estero. Il Ghirlandaio è stato bloccato alla frontiera svizzera, nel 1999; le altre erano in Germania e perfino negli Usa. Se cinque di loro si sono ritrovate sul mercato, perché non sperare nel recupero delle altre 19 tele dichiarate perdute (magari, cercando anche di capire chi è stato a venderle allora?). Nel vasto portfolio degli oggetti ritrovati, perfino una formella del soffitto seicentesco di San Donato a Castelli, da Sistina del maiolicato italiano»; o pagine miniate rubate dall'Ara Coeli di Roma; il pezzo centrale di una pala di Francesco Borgianni, sezionata e venduta, dalla chiesa che è accanto ai carabinieri dell'arte , «Il recupero più difficile? Il prossimo che faremo», sorride sornione il generale Nistri.