Nuove norme MOGLIANO Se la grande distribuzione organizzata sarà necessariamente il futuro del commercio allora è molto meglio che i nuovi insediamenti trovino posto nei centri urbani piuttosto che nelle terre di nessuno dove si sacrifica la campagna al cemento. La posizione di Confcommercio, ribadita ieri dal presidente regionale, Fernando Morando, pare essere stata recepita dalla Regione Veneto che sta meditando di portare all'approvazione in giunta di un disegno di legge per portare i centri commerciali nelle città. Centri commerciali in città patto tra Regione e categorie Pronto il disegno di legge. Il modello? Le Barche di Mestre Sartor: «Subito in giunta». Ciambetti: «Condotta sospetta» MOGLIANO (Treviso) Se la grande distribuzione organizzata sarà necessariamente il futuro del commercio allora è molto meglio che i nuovi insediamenti trovino posto nei centri urbani piuttosto che nelle terre di nessuno dove si sacrifica la campagna al cemento. La posizione di Confcommercio, ribadita ieri dal presidente regionale, Fernando Morando, pare essere stata recepita dalla Regione Veneto che sta meditando di portare all'approvazione in giunta di un disegno di legge articolato in tre linee chiave fra cui, appunto, l'incentivazione all'insediamento in quella che viene definita «città consolidata ». Ne hanno parlato gli assessori regionali all'economia e all'urbanistica, Vendemiano Sartor e Renzo Marangon, tratteggiando uno schema che dovrà essere perfezionato d'intesa con le associazioni di categorie e le amministrazioni comunali e che, si spera, possa transitare in commissione e diventare legge in consiglio regionale prima della dissoluzione dell'assemblea. Il provvedimento, al primo punto, lancia una specie di rivoluzione. Via le classificazioni programmatorie comunali in zone «A», «B», «C1» e così via. Si introduce il concetto di «città consolidata», che sarebbe quella che si riconosce visivamente come tale, e lì dentro si cercano i volumi in cui si possono piazzare i nuovi centri commerciali. Non si immagini l'Auchan o il Giotto. Da 2.501 metri quadrati in su, quindi anche molto più piccoli, tutto è possibile. Esempio di riferimento? Primo fra tutti l'esperienza de «Le Barche», a Mestre. Conditio sine qua non per gli imprenditori, l'impegno a riqualificare sotto il profilo urbanistico, edilizio ed ambientale quell'area. Gli altri centri, quelli che già esistono nell'hinterland e che boccheggiano - e questa è la direttrice numero due - in cambio avranno la possibilità di ingrandirsi un po' con un «bonus di ampliamento » e di riqualificarsi. Di nuove cattedrali tra fabbriche e fattorie, in ogni caso, non se ne parlerà più. Terzo asso sono le aperture festive. Oggi sono otto più quattro in dicembre. Ma occorre armonizzarle con le regioni vicine, come il Friuli Venezia Giulia, che ne hanno di più. Si troverà un accordo sempre con le associazioni di comparto, mentre i sindacati sembrano essersi accontentati della chiusura obbligatoria in certe date indicate come non negoziabili. Feeling ritrovato, insomma, fra commercio e Regione. Morando saluta con soddisfazione la «revisione della pianificazione urbanistica e la valorizzazione dell'esistente ». Che non si torni più a ragionare su «invocati luoghi di polarizzazione come Veneto City, 'non luoghi' artificiali di pseudo urbanità che si porrebbero in competizione con le città stesse». Il punto interrogativo, a questo punto, è se la norma farà in tempo a guadagnare il suo spazio nel Bur. «L'importante - rileva Sartor - è che non ci sia dibattito. Se ci mettiamo a discutere per forza se ne dovrà riparlare la prossima legislatura». Un conto è ottenere l'applauso dei commercianti un altro, a questo punto, è riuscire ad accontentarli ed allontanare il sospetto che dietro all'annunciata bozza ci sia una strategia di captatio benevolentiae in vista delle elezioni di primavera. Va ricordato che prima di un voto in Consiglio vanno messi a punto con la categoria del commercio e con i comuni dettagli non certo trascurabili, come la dimensione del «bonus di ampliamento » per i centri commerciali esistenti o il numero di domeniche di apertura da concedere in più. E poi ci sono ovviamente le resistenze politiche, le cui avvisaglie sono state anticipate già ieri in anomalie intraviste dall'alleato leghista. «Come mai - si chiede il capogruppo del Carroccio in consiglio, Roberto Ciambetti - la Confcommercio ha evidenziato tanto positivamente la condotta dell'assessore Sartor e della Giunta Regionale, mentre in tutte le consultazioni tenutesi in occasione dell'esame del bilancio regionale e soprattutto della nuova legge sui centri commerciali è sempre stata molto critica nei confronti della stessa Giunta?» Gianni Favero
VENETO - Grande distribuzione nei centri storici Patto fra Regione e Confcommercio
La Regione Veneto sta meditando di approvare un disegno di legge per incentivare l'insediamento di centri commerciali nelle città, piuttosto che nelle terre di nessuno. La posizione di Confcommercio è stata recepita e il modello proposto prevede l'incentivazione all'insediamento in città consolidata, con la possibilità di riqualificare gli esistenti e ingrandirsi con un bonus di ampliamento. Le aperture festive saranno armonizzate con le regioni vicine e si troverà un accordo con le associazioni di comparto.
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