Da altare della pace a quello della discordia. Continuano le polemiche sul progetto di ristrutturazione dell' Ara Pacis presentato dall'americano Richard Meier. Questa volta a criticare l'operato dell'architetto statunitense è stato Vittorio Sgarbi, che ieri ha fatto un appello chiedendo la demolizione della struttura fino ad ora costruita, ritenendola non conforme alla legge Merloni sugli appalti pubblici. Il giudizio dell'esperto d'arte ha trovato l'approvazione del consigliere regionale di An, Fabio Rampelli. «Il progetto di ristrutturazione dell'Ara Pacis - ha dichiarato Rampelli - è vergognoso. I romani sono da sempre contrari allo scempio che si è perpetrato a Piazza Augusto Imperatore per colpa di Rutelli prima e Veltroni poi. In barba alle leggi comunitarie il Comune di Roma ha provveduto ad assegnare all'architetto americano il progetto del piano di lavoro con la delibera comunale 787 del 1996». Una decisione che già in passato era stata oggetto di numerose critiche. «Ora - ha concluso il consigliere di An - Veltroni non faccia l'indiano. Dopo il tira e molla di questi anni, la bocciatura del Principe Carlo d'Inghilterra e delle principali associazioni culturali e ambientaliste, serve un'immediata pausa di riflessione per decidere il futuro di una della piazze più belle del centro storico di Roma che rischia di vedersi trasformata in una pompa di benzina». Pensieri e affermazioni non condivise dal celebre architetto Massimiliano Fuksas. Quest'ultimo, infatti, è intervenuto sulle polemiche fatte da Sgarbi e Rampelli, evidenziando la necessità di aspettare la conclusione dei lavori dell' Ara Pacis prima di esprimere un giudizio definitivo. «Conosco bene - sottolinea l'architetto - il problema legato a questo monumento, ed ho più volte espresso il mio parere negativo sul progetto di Meier». Nessuna urgenza dunque di aprire nuovi cantieri. «Nonostante questo - ha concluso Fuksas - ritengo non adeguate le soluzioni proposte da Sgarbi e dal consigliere regionale Rampelli».