Così i luoghi culturali diventano centri commerciali Mario Resca, direttore dei Beni Culturali: novità da introdurre anche in Italia ROMA - Chissà se la perpetua ineffabilità della Gioconda si scioglierà davanti a un panino. Sorriderà, piangerà? Lo vedremo a dicembre, quando McDonalds aprirà proprio al Louvre il suo ristorante francese numero 1142. Accanto a Monna Lisa e alla Nike di Samotracia. Patatine fritte e hamburger col marchio del gigante americano saranno sfornati nel Carrousel, lo shopping mall del museo parigino sotto la piramide di vetro dellarchitetto cino-americano Ieoh Ming Pei. McDo, così lo chiamano i teenager francesi, è da trenta anni Oltralpe, dove lo scorso anno ha fatturato 240 milioni di euro. Gestirà il locale con litaliana Autogrill, che dal 2007 si occupa dello spazio ristorazione del centro commerciale. I due gruppi ad aprile hanno firmato una partnership per lapertura di punti di ristoro nelle aree di servizio autostradali dellazienda dei Benetton in Francia, poi lingresso del brand americano anche in aeroporti, stazioni, siti di prestigio. Come il Louvre, appunto, museo-marchio esso stesso, otto milioni e mezzo di visitatori allanno, un «contenitore di folle» come lo definisce, malinconicamente, il critico e mercante darte Philippe Daverio. Nel marzo 2007 tra Abu Dhabi e il Louvre un patto che continua a fare arricciare il naso a molti: la Francia, in cambio di 700 milioni di euro, affitterà logo e opere al nuovo museo progettato da Jean Nouvel sullisola di Saadiyat (apertura al pubblico nel 2012). «Il Louvre è diventato come una griffe di moda, come Prada, Bulgari» ha detto Jean Clair, critico e storico dellarte, ex direttore del Museo Picasso di Parigi. «I musei sono diventati luna park». Ma è un male? Il modello museo-commerciale è una realtà ben consolidata in Europa e negli Stati Uniti, meno da noi, dove i servizi cosiddetti collaterali sono assai scarsi ovunque. Abbiamo alcune firme della cucina, questo sì: Moreno Cedroni al Bistrot Bovisa allinterno della Triennale di Milano, al Palazzo delle Esposizioni di Roma i ristoranti di Antonello Colonna. Lesempio più vicino a quello del "McLouvre" è dovuto sempre ad Autogrill: negli Scavi di Pompei si mangia alla sua mensa. La fast culture invece no, non entra, i privati sponsorizzano eventi ma non il servizio permanente e di massa. Eppure la Icom Italia (International Council of Museums, organismo dellUnesco) ha definito il museo del XXI secolo un centro commerciale: «La catena dei Guggenheim nel mondo somiglia a quella del McDonalds». Il paragone sembra un oltraggio per laccademia della cultura e forse lo è, ma la filosofia mordi e fuggi ha pure i suoi aspetti positivi per funzionalità, organizzazione, accoglienza. Lo pensa Mario Resca, il super manager che ha sviluppato McDonalds in Italia, ed è ora direttore generale del ministero per i Beni culturali. «Gli ottimi esperti che abbiamo conservano larte, io cercherò di farla vedere a più gente possibile. Accessibilità, piacevolezza, servizi al pubblico. Pubblicità». Oggi i 4.700 musei italiani vengono visitati da 93 milioni di persone lanno, «in Germania con un patrimonio artistico non paragonabile al nostro, i visitatori sono 100 milioni». Magari basta un (buon) panino et voilà il Mona Lisa smile.