I giudici sono entrati nel merito dopo che nel 2007 avevano detto no alla richiesta di sospensiva Il Tar prima e il Consiglio di stato poi avevano detto no alla richiesta di sospensiva, alla fine del 2007. Il Tar Toscana adesso è entrato nel merito. E ha di nuovo detto no agli Amici della Maremma che chiedevano l'annullamento della delibera del 13 marzo 2007 con cui la giunta comunale di Manciano aveva stabilito gli accordi per i biglietti di ingresso alle Terme di Saturnia. Gli Amici della Maremma (gestori di strutture ricettive e aziende enogastronomiche nell'area delle terme) avevano contestato lo schema di accordo relativamente all'ingresso alle terme da parte di residenti, clienti di strutture ricettive e scolaresce del comune. Perché a loro giudizio, scaduta la precedente convenzione urbanistica (risoluzione che sarebbe stata immotivatamente anticipata e il nuovo accordo sarebbe stato in contrasto con il precedente) che prevedeva benefici a favore dei clienti delle strutture ricettive locali, la società proprietaria sarebbe stata libera di determinare la tariffa ordinaria di accesso. Si erano opposti sia il Comune sia le Terme. E la prima sezione del Tar (presidente Ciccò) ha dato loro ragione: ricorso respinto perché totalmente infondato, con condanna dei ricorrenti (una trentina) a pagare 6.000 euro di spese di giudizio. Respinto anche perché il Comune non ha potere «di imporre un determinato regime economico di accesso o di utilizzazione della struttura termale» e comunque il nuovo accordo «ha assicurato per il nuovo periodo concordato, condizione economiche di favore per i cittadini, per le aziende turistico-ricettive» nonché per portatori di handicap e minori e «ha garantito al Comune il vantaggio economico di incassare le royalties su tutti i biglietti ordinari e non». Infondata anche la lamentata illegittimità della libera determinazione dei prezzi di accesso («nessun vincolo alla determinazione imprenditoriale, al di fuori di quelli del mercato, e salva la possibilità di troare con l'ente pubblico l'accordo più conveniente»). E il nuovo accordo ha definito un nuovo assetto degli interessi coinvolti, che sfuggono alle censure. E nemmeno i contenuti sono censurabili «trattandosi di profili di merito attinenti alle scelte rimesse all'autonomia delle parti». Ora di nuovo la parola al Consiglio di stato.