Il Decreto Legge Urbani varato il 18 maggio scorso abbassa la quota di partecipazione dei privati alle Fondazioni liriche: possono infatti nominare un rappresentante nel consiglio di amministrazione fondatori che, come singoli o cumulativamente, assicurano per almeno due anni consecutivi un apporto annuo non inferiore all'8 del totale dei finanziamenti pubblici (prima era il 12 per tre anni). I sindacati sono già sul piede di guerra: invece di rendere più forte il ruolo dello Stato e degli enti pubblici, si favoriscono i privati consentendo loro di intervenire nella gestione, con le conseguenze che già molti hanno paventato (stagioni dettate dal marketing, scelta di titoli popolari che danno più ritorno di immagine...). Manca invece un impegno serio a promuovere la defiscalizzazione: questo sarebbe un modo efficace per incentivare i privati (potrebbero detrarre dalle tasse i contributi dati alla cultura), evitando che dettino legge sulla programmazione artistica.
Urbani, la lirica e i privati
Il Decreto Legge Urbani varato il 18 maggio scorso abbassa la quota di partecipazione dei privati alle Fondazioni liriche: possono infatti nominare un rappresentante nel consiglio di amministrazione fondatori che, come singoli o cumulativamente, assicurano per almeno due anni consecutivi un apporto annuo non inferiore all'8 del totale dei finanziamenti pubblici (prima era il 12 per tre anni). I sindacati sono già sul piede di guerra: invece di rendere più forte il ruolo dello Stato e degli enti pubblici, si favoriscono i privati consentendo loro di intervenire nella gestione, con le conseguenze che già molti hanno paventato (stagioni dettate dal marketing, scelta di titoli popolari che danno più ritorno di immagine...). Manca invece un impegno serio a promuovere la defiscalizzazione: questo sarebbe un modo efficace per incentivare i privati (potrebbero detrarre dalle tasse i contributi dati alla cultura), evitando che dettino legge sulla programmazione artistica.
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