Sorprendono le parole di Riccardo Conti e Maria Rita Lorenzetti (su questo giornale lo scorso 15 settembre) in polemica con Settis. Le Regioni da sole hanno contrastato Berlusconi, scrivono. Ma quali? La Campania? O i presidenti di Veneto e Sardegna che hanno concordato fino all'ultima riga il primo scandaloso disegno e quello successivo. Sono presenti a Palazzo Grazioli tutti e due quando la proposta è messa a punto; e in Sardegna arriva Ghedini per un incontro a Villa Certosa (in una stanza riordinata per l'occasione) dove si decidono le regole per l'isola tanto amata dal presidente. Basta dare un'occhiata al piano di Cappellacci e si capirà lo spirito che lo anima. Generalizzare sulle Regioni - si capisce la solidarietà tra colleghi - è quindi un po' azzardato. Nessuno toglie il grande merito alle comunità che nel centro Italia - nelle Regioni «perle» - hanno in modo programmatico difeso il paesaggio e aggiunto bellezza al patrimonio. Ma si vorrà riconoscere che da un po' di tempo c'è qualche fondata e diffusa preoccupazione sulla tenuta di quel programma ? O sono una invenzione - per stare alla Toscana - i brutti propositi urbanistici nella Piana di Castello (nella città grande Firenze) e attorno a Castelfalfi (piccolissimo delicato borgo agricolo nei pressi di Montatone)? I «dolci profili della Toscana» sono in pericolo pure con le norme vigenti, immaginiamoci con il «fai da te» che corroderà il paesaggio dappertutto e non risparmierà luoghi di pregio. Si convincano Conti e Lorenzetti che l'idea dell'edilizia volano della ripresa economica è di destra. «Una società moderna, dinamica, che chiude i beni culturali e ambientali in una illusoria teca di vetro». Pena il loro deperimento, è la loro conclusione. Una vecchia concezione, molto ambigua, estranea alla tradizione della sinistra che attraverso prestigiosi intellettuali l'ha contestata con decisione. Quella sinistra che ogni tanto compare puntualmente intralciata (ha provato a fare cose buone Renato Soru in Sardegna, e sappiamo dove stavano i suoi avversari). Per questo la preoccupazione sui programmi recenti delle Regioni di sinistra non solo non si dissolve, ma con l'articolo in risposta a Settis si precisa e si aggrava. Temo che sia vero. Il brutto messaggio degli anni Ottanta è penetrato, a disorientare quelli orgogliosi della diversità di sinistra, nonostante Berlinguer, la cui intransigenza (il richiamo all'austerità fu associato all'urbanistica nei titoli di qualche libro) è apparsa estremista pure a sinistra. Poi le cose sono andate come sappiamo e oggi temiamo soprattutto le linee accomodanti, bipartisan, molto ma molto pericolose. Io, lo dico sbrigativamente, vorrei non avere dubbi sulla diversità della sinistra.