La proposta franco-tedesca in una lettera all'Onu Ma i Paesi emergenti li accusano di ecoimperialismo BERLINO Trovare un accordo mondiale sui cambiamenti climatici sta diventando una faccenda sempre più difficile. Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno scritto una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, nella quale sostengono che, in via di principio, i Paesi più virtuosi in fatto di riduzione delle emissioni di anidride carbonica in sostanza quelli dell'Unione europea dovrebbero potere imporre una «tassa sul carbonio» alle importazioni dai Paesi che le riducono di meno. Un modo, ha spiegato Sarkozy, per garantire «una concorrenza leale e equa» tra imprese con diversi vincoli di emissione, e quindi diversi costi operativi. La posizione franco-tedesca è molto controversa: come sempre quando si parla di tasse sulle importazioni, scatta l'accusa di protezionismo mascherato. È quello che è successo in molti Paesi emergenti. Cina e India, in particolare, sarebbero colpite da una misura del genere: sono grandi esportatori e, allo stesso tempo, sono il primo e il quarto Paese per emissione di gas a effetto serra. In più, sostengono assieme alle altre economie emergenti la tesi che non spetta a loro ridurre le emissioni ma alle Nazioni industrializzate che da un secolo e mezzo inquinano e hanno provocato il surriscaldamento odierno. L'India ha minacciato di imporre a sua volta una tassa sulle importazioni basata sulle emissioni del Paese produttore delle merci: contromisura che colpirebbe soprattutto gli Usa, che in una legge in discussione al Senato prevedono una tassa simile a quella di Sarkozy e Merkel, a difesa delle loro industrie del cemento, dell'acciaio e di altre ad alto consumo. Anche in Germania, però, l'idea di collegare il commercio al clima sembra a molti perniciosa. Un viceministro per l'Ambiente, Matthias Machnig, ha detto che una tassa del genere sarebbe vista dai Paesi poveri come «una nuova forma di eco-imperialismo». E, in piena campagna elettorale, molti politici tedeschi si sono detti in questi giorni scettici. La proposta Sarkozy-Merkel dovrebbe comunque essere discussa già all'Assemblea Onu della settimana prossima, per preparare l'importante conferenza di Copenhagen, a dicembre, che ha l'obiettivo di raggiungere un accordo globale sul regime di emissioni dopo il 2012, quando gran parte degli accordi di Kyoto, oggi in vigore, arriveranno a conclusione. Parigi e Berlino, in realtà, non hanno espresso identità di intenzioni. Mentre Sarkozy ha già detto che in Francia la misura entrerà in vigore nel 2010, Merkel non ha ancora deciso nulla: e prima delle elezioni del 27 settembre e della formazione di un nuovo governo non se ne parlerà. Per ora, il presidente francese e la cancelliera tedesca hanno concordato, nella missiva a Ban Ki-moon, che «dovrebbe essere possibile mettere in essere certe misure di correzione appropriate nei confronti di quei Paesi che non rispetteranno quell'accordo (quello futuro di Copenhagen, ndr ) o non ne saranno parte». Posizione dura prefigura un sistema di tassazione globale sul carbonio incrociata che Parigi vorrebbe fosse presa da tutta l'Ue. Nella lettera, Merkel e Sarkozy propongono anche la creazione di un'organizzazione mondiale per l'ambiente finalizzata a disegnare «una nuova architettura istituzionale» e un nuovo «diritto internazionale dell'ambiente». Non poco: tutti segni che, in vista di Copenhagen, si inizia a giocare duro.
Ambiente. Offensiva Sarkozy-Merkel Una tassa su chi inquina
Il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno scritto una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, nella quale sostengono che i Paesi più virtuosi in fatto di riduzione delle emissioni di anidride carbonica dovrebbero poter imporre una tassa sul carbonio alle importazioni dai Paesi che le riducono di meno. Questa posizione è molto controversa, poiché molti Paesi emergenti, come la Cina e l'India, sarebbero colpiti dalla misura. L'India ha minacciato di imporre una tassa sulle importazioni basata sulle emissioni del Paese produttore delle merci, che colpirebbe soprattutto gli Stati Uniti.
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