Una serie di pezzi firmati dai progettisti più conosciuti o più bravi sarà il clou del museo progettato e realizzato dalla Triennale Alla Triennale di Milano verrà realizzato il museo del design. Il ministero dei beni culturali ha confermato il finanziamento previsto in cinque milioni di euro. La Triennale intanto ha fatto fare all'architetto Michele De Lucchi il progetto. Queste le scarne e definitive (si spera) notizie che riguardano una iniziativa che doveva, nelle intenzioni originali, realizzare il tutto nella zona dell1 Eur a Roma. Per fortuna qualcuno si è accorto che il design a Roma non ha radici, non ha industrie, non ha che pochi progettisti. Ma la domanda fondamentale forse sta in altra parte. Che museo si può fare sul design? Che frequentazione potrà avere? Quali saranno i pezzi esposti? Se ci si guarda attorno, nel mondo già ne esistono diversi, vedi il MoMa stesso di New York, e espongono pezzi per lo più datati e che sembrano, all'occhio soprattutto dei giovani. testimonianze di un passato che non si è vissuto, oggetti impossibili da copiare, fuori moda, realizzati spesso con materiali superati. Un museo del design in fondo diventerebbe un museo generico alla fine, con una costellazione di esempi privi di un filo conduttore culturalmente solido e corposo. Perché è il termine stesso di design che è vasto: ci si ostina a parlare di design che riguarda il mobile, ma design è la moda, è la confezione del pacco di pasta, è un paio di occhiali, è un automobile. E perché un museo di un design solo italiano? I paesi nordici, l'Inghilterra, l'America, hanno espresso design in altissimi esempi, che hanno fatto scuola e punto di riferimento per tanti esaltati pezzi creati in Italia, anzi, molto spesso i designer italiani, se l'occhio è attento, si sono rifatti a piene mani a quei modelli, reinterpretandoli, modificandoli, scovandoli da libri, cataloghi e riviste sconosciuti e oggi irreperibili. Tasti forse dolenti, ma che mettono in evidenza come sia estremamente difficile allestire in maniera seria un museo del design, a Milano come ovunque. Si dirà che si potrebbe e basterebbe mettere in fila tutti i Compassi d'Oro, ma certo sarebbe ben poco per una testimonianza duratura nel tempo. Il problema allora non sta nel finanziamento del ministero o nel redigere il progetto. Sta nel cosa metterci dentro.