Battezzata ieri ad Altavilla Vicentina la proposta di candidatura per il 2019. Ma imprenditori, università e politici dovranno vincere le insidie del campanilismo La benedizione del ministro Bondi: «È una proposta meritevole». Galan: «Si vince o si perde insieme» Il Nordest dei mille campanili, della montagna e del mare, dei capoluoghi così diversi tra di loro e dei capannoni disseminati nella campagna, delle università, delle fabbriche e delle bellezze artistiche, cerca un'identità non di comodo, che la candidi a diventare capitale europea della cultura. Per un anno che pare lontano; il 2019. Ma che il calendario della programmazione Ue ha assegnato all'Italia per indicare una realtà in grado di rappresentarla. Riuscirà il Nordest policentrico, ricco di diversità, a farsi metropoli diffusa, riconoscendosi in una intesi che la accrediti a portare la cultura in Europa? La sfida è cominciata ieri, nella cornice di Villa Valmarana Morosini ad Altavilla Vicentina, sede del Cuoa, dove il quarto meeting delle nuove classi dirigenti del Nordest ha tenuto a battesimo un'idea, non ancora un progetto. Comunque la voglia di costruire, vent'anni dopo l'Expo internazionale di Venezia che si arenò in laguna, un evento capace di prendere atto che il territorio è già unità urbana, le infrastrutture collante di sviluppo, e la cultura fattore propositivo per l'impresa. Non è un percorso agevole. La varietà non implica necessariamente la sintesi, il piccolo non riuscirà agevolmente a farsi grande, integrandosi. Ma il dado è tratto. Lo ha indicato Filiberto Zovigo, editore di Nordesteuropa.it, spiegando come dal tessuto produttivo nasce l'esigenza di unire, piuttosto che dividere. «Questa candidatura è cruciale per lo sviluppo della Metropoli del Nordest. Mentre noi siamo stati a guardarci l'ombelico, Genova ha cambiato il volto della città proprio con la capitale europea della cultura, Torino e il Piemonte si sono rilanciati coi le Olimpiadi, e Mila no avrà l'Expo. Noi cosa stiamo aspettando?». Zovigo si è poi domandato: «C'è un'obiezione che si potrebbe sollevare. Bisogna scegliere Verona o Venezia, Trieste o Trento. E l'obiezione più miope, se si guarda a ciò che accade nel mondo». Ci sono tre anni di tempo per presentare la candidatura, cui seguirà l'assegnazione del governo italiano. Il che comporta anche consenso vero, mezzi finanziari, appoggio politico. Che gli ostacoli non siano pochi lo ha dimostrato Gianluca Vigne, presidente dei Giovani Imprenditori del Veneto. Basta un numero. Sono 13 i capoluoghi del Nordest e sono 13 le sedi universitarie. Come trasformare la frammentazione (una università, per ogni capoluogo) in un'opportunità di eccellenza? «Con un Politecnico del Nordest costruito dai diversi soggetti universitari che conferiscono, come nel capitale di una spa, una facoltà». E già si capisce il valore della sfida. Perchè le università hanno mostrato viscosità più che aperture. Ma come mettere in rete la cultura? Cesare De Michelis, editore di Marsilio, ha denunciato lo «spezzatino» delle istituzioni, auspicando che Venezia possa riappropriarsi di un ruolo di sintesi. Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare di Verona, gli ha ricordato che il Veneto è ricco di centri e capitali potenziali, Verona compresa. E nel pomeriggio i presidenti della Fondazioni bancarie, che dovrebbero aprire i cordoni della borsa, hanno manifestato disponibilità, pur non nascondendosi che il Nordest è terra di campanili. Ma in serata è venuta la benedizione del ministro della Cultura, Sandro Bondi: «Mi sento di ritenere meritevole questa candidatura e le faccio mia». Nella stessa scia si sono inseriti i governatori di Veneto e Friuli. Giancarlo Galan: «E' un buon auspicio, anche perchè serve il sostegno del governo. Ma bisogna tenere conto degli altri concorrenti. E il primo concorrente siamo noi stessi. Dobbiamo dimostrare di essere capaci di fare sistema. Si vince o si perde insieme. Adesso è venuto il momento che anche a questa terra venga assegnato qualcosa». Renzo Tondo: «11 2019 è una data su cui possiamo impegnarci. E Venezia non è un problema, ma un valore aggiunto».
La sfida del Nordest: capitale europea della cultura
Ieri, a Altavilla Vicentina, è stata lanciata la candidatura del Nordest per diventare capitale europea della cultura nel 2019. La proposta è stata sostenuta da imprenditori, università e politici, che hanno sottolineato la diversità e la ricchezza del territorio. Tuttavia, la sfida è cominciata e ci sono ancora molti ostacoli da superare, come la frammentazione delle istituzioni e la mancanza di un piano di sviluppo. Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha espresso il suo sostegno alla candidatura, ma anche Giancarlo Galan ha sottolineato l'importanza di dimostrare di essere capaci di fare sistema.
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