Dopo i primi ritrovamenti, gli scavi passano nelle mani della Sopraintendenza Le opere potrebbero essere trasferite a Sperlonga per avviare il restauro Sono riaffiorati da millenni di storia, quasi integri nella loro originaria bellezza. Terre cotte rosso bruciato. Un urna cineraria completa di coperchio ed una bell'anfora ormai ridotta in pezzi, ma ancora ricomponibile, secondo gli esperti. Sul luogo del ritrovamento, la squadra di operai che questa mattina ha coadiuvato i lavori di scavo, di un collaboratore esterno della Sopraintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, che alle nove del mattino, pennello e piccozza, ha cominciato la sua opera di verifica dove, qualche giorno fa, erano ricominciati i lavori per la rotatoria di Ponte della Valle. Così i reperti sono stati trasferiti, per la prima volta dopo millenni, in un luogo più sicuro, nei locali del Museo Archeologico di Sezze. A distanza di un mese dal loro ritrovamento. Ma dall'ampliamento dello scavo, laddove il professor Lombardini sul finire dell'ottocento indicava l'esistenza di una vasta area sacra, si vanno via via disegnando altri elementi. E' infatti emersa un'altra grande pietra squadrata, proprio a ridosso di quel rettangolo che all'archeologa Elisabetta Bruckner era sembrato essere un ustrinum (un antico crematorio di epoca repubblicana). E da quel luogo, secondo la ricostruzione fotografica effettuata dalla stessa archeologa, sarebbe scomparsa una grande pietra.. Mentre quel rettangolo ora appare pi ampio con un preciso disegno. Ma se quel luogo contenga o meno altri reperti archeologici di pregio o solo pezzi di terra cotta frantumati, è ancora presto per poterlo dire. Secondo alcuni validi esperti, archeologici del territorio, l'area sarebbe stata già oggetto di attenzioni, e poco o nulla sarebbe rimasto al suo posto. E se per il passato ci si chiede perché mai su quell'area non ci sia mai stato chi ne sollecitasse il vincolo archeologico, l'interrogativo che si pone in queste ore ruota tutto attorno alla sorte di questi reperti che, secondo alcune fondate informazioni, potrebbero essere trasferiti altrove, nel Museo Archeologico di Sperlonga, per essere restaurati. Essi infatti, giacciono al momento, coperti di fasce e bendati come delle piccole mummie inanimate, in una cassetta verde spento. E potrebbero prendere la strada che li conduce verso il restauro per poi non farvi pi ritorno. Come è avvenuto per uno dei reperti pi belli che dal territorio sono riaffiorati, la Fanciulla di Sezze, attualmente esposta al Museo Archeologico di Roma. E come è avvenuto per i reperti archeologici ritrovati all'atto della realizzazione degli scavi per la SR 156 all'altezza dell'attuale via Napoli. Finiti forse in qualche scantinato polveroso a far «massa». Mentre il Museo di Sezze accoglie reperti archeologici etruschi dissequestrati più di sette anni fa ed affidati in custodia giudiziale, al nostro museo che proprio etrusco non lo è, oggetti che potrebbero essere esposti altrove, ma che riposano, anche loro, in anguste cassette. In attesa che la Sopraintendenza del Lazio se ne ricordi o decida cosa farne. Nei prossimi giorni i lavori di escavazione - si assicura dal palazzo comunale - procederanno sotto l'attenta vigilanza del tecnico inviato da Roma.
Sezze. I reperti al sicuro nel museo
Gli scavi archeologici a Sezze hanno rivelato reperti etruschi, tra cui un'urna cineraria e un'anfora, che sono stati trasferiti al Museo Archeologico di Sezze. L'area dove sono stati ritrovati questi reperti potrebbe essere stata oggetto di attenzioni nel passato, e alcuni esperti sospettano che questi reperti potrebbero essere trasferiti altrove, come il Museo Archeologico di Sperlonga, per essere restaurati. I reperti sono stati coperti di fasce e bendati come delle piccole mummie inanimate, e potrebbero essere destinati a un restauro che potrebbe non essere reversibile.
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