IL NOVE giugno apre Ferdinando Bologna. Due giorni ricapitola Francesco Negri Arnoldi. Il benvenuto e l'arrivederci attraverso le parole di due grandi della storia dell'arte italiana. In mezzo, c'è il convegno sulla " Scultura nell'Italia meridionale in età moderna nei suoi rapporti con la circolazione mediterranea" che si terrà dal 9 all'11 giugno a Lecce. Dove si parlerà molto di Napoli, come centro diffusore per mare e per terra. E dove si toccheranno anche i lidi pugliesi della ricerca plastica. Il tutto organizzato dal dipartimento dei beni dell'arte e della storia, della facoltà Beni culturali dell'Ateneo salentino. Tre giorni e tre sedi - si inizia mercoledì allo Sperimentale tabacchi, si prosegue al Museo provinciale e si chiude venerdì in palazzo dei Celestini (info: tel. 0832 296782) - con 40 studiosi. Faranno il punto su due clamorose cenerentole della storia dell'arte: la scultura e il Meridione. E ribadiranno la ricchezza della statuaria nel Sud tra Quattro e Settecento, la varietà delle tecniche impiegate e la vivacità degli studi su quell'arte tradizionalmente sconfitta - per la compromissione con la materia bruta - nelle dispute accademiche del Cinquecento tra pittura e, appunto, scultura. «Intendiamo riaffermare il valore del Sud nelle vicende artisti-che italiane - dice il professor Lucio Galante, uno degli organizzatori del convegno - e scrollarci di dosso quella propensione nordista che per molti anni ha bloccato gli studi da Roma in su». Il Bello, insomma, s'è fermato a Eboli. «Ma è stato grazie a studiosi come Giovanni Previtali, che ha parlato della questione meridionale nell'arte, se l'altra metà dell'Italia ha aperto i suoi confini alla ricerca». Un altro dei padri dell'arte vista da Sud è Ferdinando Bologna. «Il nostro convegno vuole riaprire il dibattito mezzo secolo dopo la riflessione critica sulla scultura lignea partenopea proposta nel 1950a Napoli da Bologna e dal soprintendente Raffaello Causa» dice Letizia Gaeta. La studiosa dell'Ateneo leccese parlerà della scultura lignea di Giovanni da Noia. E ora spiega: «L'idea del convegno è venuta a Francesco Abbate che ha raccolto l'eredità di quegli studi con i suoi importanti interventi sulla scultura». Abbate, che insegna a Lecce da dieci anni, con i suoi colleghi ha voluto che, accanto agli accademici (provenienti anche da Spagna e Francia), ci fossero anche gli studiosi delle soprintendenze. E così Paolo Venturoli, soprintendente della Basilicata, verrà a illustrare restauri in corso ma anche la mostra che il 30 giugno si aprirà a Matera. Uno sguardo agli interventi sulla Puglia dimostra l'approccio multidisciplinare del convegno. Raffaele Casciaro parlerà di Nicola Fumo in Puglia. Pierluigi Leone De Castris andrà dai busti del primo Seicento del Gesù a Napoli a quelli di Tricarico. Clara Gelao entrerà in una bottega del Rinascimento pugliese occupandosi di prototipi, copie, derivazioni e repliche. Regina Poso nella cultura del restauro. E poi ci saranno i pachidermi: come un novello Annibale, l'inglese Charles Avery scenderà giovedì a Lecce per parlare dell'iconografia dell'elefante in Puglia dal Medioevo al Rinascimento.
La grande stagione della scultura al Sud
Il convegno "Scultura nell'Italia meridionale in età moderna nei suoi rapporti con la circolazione mediterranea" si terrà a Lecce dal 9 al 11 giugno. Il convegno è organizzato dal dipartimento dei beni dell'arte e della storia dell'Ateneo salentino e sarà presieduto da 40 studiosi. Il convegno si concentrerà sulla scultura e sul Meridione, con un focus sulla ricchezza della statuaria nel Sud tra Quattro e Settecento. Il convegno vuole riaprire il dibattito sulla scultura lignea partenopea e sulla sua importanza. Tra gli organizzatori del convegno ci sono il professor Lucio Galante e il professor Francesco Negri Arnoldi.
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