Assalto ai capolavori di Brera Dopo la querelle sui dipinti rimasti a Urbino un altro Comune marchigiano rivendica un'opera della Pinacoteca. Che stavolta ha detto no No, grazie. La soprintendente ha rifiutato di rendere un polittico di Gentile. «E' parte del museo» Sembrava finita con la rinuncia della Pinacoteca di Brera ai due dipinti «depositati" per quarant'anni all'Accademia Raffaello di Urbino e mai più restituiti. Ma la questione delle «spoliazioni napoleoniche», origine del nocciolo fondatore del museo che a Ferragosto ha festeggiato i 200 anni, torna a tener banco. Stavolta è il Comune di Fabriano a chiedere la restituzione di un dipinto custodito a Brera, il «Polittico di Valle Romita" di Gentile da Fabriano, ricevendo dalla soprintendente Sandrina Bandera un garbato «no». Anche se in questo caso non sembra profilarsi il braccio di ferro (fomentato anche da una sollevazione dei politici urbinati) che esasperò la vicenda delle opere della scuola del padre di Raffaello rivendicate dalla Pinacoteca. Risale al luglio scorso la lettera che il sindaco di Fabriano Roberto Sorci ha inviato anche al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Lo stesso mese in cui la soprintendente si recò a Urbino per riportare a Brera l'Annunciazione di Giovanni Santi e la Predella della Pala di Montone di Berto di Giovanni, esposte temporaneamente a Palazzo Ducale. Ottenne soltanto di farcele restare, invece di tornare alla Casa di Raffaello della quale aveva contestato le condizioni di sicurezza e conservazione. E nel polverone dalle contrade marchigiane si sollevarono rivendicazioni e appetiti che arrivarono a interessare la Pala di Brera di Piero della Francesca. Fabriano, per la verità, aveva già chiesto nel lontano 1991 la restituzione del polittico, trafugato dai soldati napoleonici dall'eremo francescano di Santa Maria di Valdisasso e portato a Brera «senza acquistarlo né averlo per donazione», scrive il primo cittadino nella sua lettera, ricordando che la cittadina ha ospitato, tre anni fa, una grande mostra su Gentile. Nella risposta, la Bandera ha aperto a possibili collaborazioni, «come la mostra di Gentile», o altri progetti che possano sfociare in esposizioni a Fabriano. Ma il capolavoro giovanile del pittore (databile tra il 1410 e il 1412) resta a Brera, che «pur nata da atti di esproprio» oggi è un museo bicentenario «che deve essere tutelato nell'interesse generale e universale della pittura». E non può privarsi di quell'opera, fin dall'inizio «parte integrante del percorso museale», oltre al fatto che Brera «non può non avere un Gentile. Se c'è un'artista di statura nazionale è proprio lui». La soprintendente ribadisce un principio già esposto riguardo i recuperi del patrimonio disperso di Brera (forse più di mille opere): «Chiedo solo ciò che posso esporre». E, sottinteso, non mi faccio sfilare quel poco che riesco ad appendere ai muri di una Pinacoteca compressa, dove lunedì prossimo l'architetto Mario Bellini presenterà il suo progetto per la Grande Brera. E' previsto per dicembre invece un convegno sui musei napoleonici, quelli nati dalle «spoliazioni». Come il Louvre.
Brera, via all'arrembaggio. Fabriano rivuole un dipinto
Il Comune di Fabriano ha richiesto la restituzione del Polittico di Valle Romita di Gentile da Fabriano, un dipinto custodito alla Pinacoteca di Brera. La soprintendente Sandrina Bandera ha rifiutato la richiesta, affermando che il dipinto è parte integrante del percorso museale di Brera e che non può essere privato. La soprintendente ha anche ribadito il principio di non recuperare opere che non possano essere esposte. Il Polittico di Valle Romita è stato trafugato dai soldati napoleonici nel 1800 e portato a Brera senza acquistarlo o averlo per donazione. Il Comune di Fabriano ha già richiesto la restituzione del dipinto nel 1991, ma la richiesta è stata respinta.
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