NAPOLI - È chiusa da trent'anni. Da prima del terremoto dell'80. Icona del degrado del patrimonio artistico napoletano. Monumento ripetutamente oltraggiato, vandalizzato, e profanato dai ladri. Ma le porte della chiesa dei Girolamini si apriranno domani. Un evento storico, visto che si tornerà a pregare davanti agli stupendi altari delle seicentesche cappelle laterali. Così la chiesa dei Girolamini potrebbe diventare il simbolo della rinascita del centro storico, patrimonio Unesco ed eterna fonte di polemiche per le condizioni di incuria in cui si trova da ormai troppi anni. Il maestro Riccardo Muti, lo scorso febbraio, lanciò un appello per recuperare il convento dei Girolamini che contiene anche una quadreria e una biblioteca di inestimabile valore. Ancora non si dirà messa, ma, domani e venerdì, dalle 9 alle 19, sarà possibile visitare la chiesa per ammirarla e anche per fare un atto di «devozione personale». Come conferma don Sandro Marsano, vulcanico parroco che ha preso a cuore le sorti della storica chiesa, eretta nel 1586 e rifatta varie volte (la facciata è opera di Ferdinando Fuga nel 1780). «È una riapertura per ora parziale e solo per le visite e la devozione personale ma ormai è evidente la ripresa definitiva delle attività. Al fedele e al visitatore in effetti si presenterà un edificio non ancora del tutto restaurato, mancano ancora le decorazioni di una navata laterale e anche le pale d'altare di questa devono essere restaurate». E non sono le uniche cose che mancano rispetto alla chiesa originaria. «Purtroppo - continua don Marsano - non si potrà godere della bella musica degli organi». La chiesa poteva vantare la presenza di un Guglielmi di primissimo seicento ora scomparso e di un altro inaugurato dal Perosi ma andato distrutto. In compenso, spiega il parroco, «si potranno visitare le cappelle laterali e i grandi affreschi della navata centrale». Per ora, dunque, nessun taglio del nastro. «È una riapertura un po' in sordina - conferma il parroco - perché l'inaugurazione ufficiale si celebrerà al completamento dell'opera ma ritengo importante che si riapra la chiesa e che torni a ospitare i riti quanto prima». Insomma, l'importante era fare un primo passo, far sì che la piazza non sia solo un improvvisato campo di pallone o peggio una discarica (ultima novità, segnalata da un'associazione locale, il filo spinato tra i dissuasori per rimarcare la «proprietà privata» di qualche boss della zona). Sabato scorso, per tornare invece alle belle notizie, si è conclusa in chiesa una processione con l'effigie della Madonna dell'Arco collocata su di un altare laterale e ora esposta alla venerazione. «A questo punto - conclude don Marsano - è doveroso ringraziare quanto hanno permesso questo avvenimento tanto atteso. Innanzitutto padre Giovanni Ferrara che per trent'anni ha speso la sua vita per riportare al primitivo splendore la grande chiesa. Grazie anche a quelle persone che per fede e umilmente frequentano da sempre l'Oratorio dei Girolamini e che molto silenziosamente hanno messo a disposizione tempo, danaro e tantissimo lavoro per ripulire e mettere in ordine tutto. Grazie alle autorità delle Soprintendenze, della circoscrizione e del Comune di Napoli che da sempre si sono prodigate in mille modi». E un grazie speciale da parte del parroco va anche ai vigili del fuoco che domenica scorsa «hanno messo in sicurezza e ripulito la facciata e fatto risuonare le campane dopo trent'anni, col plauso generale di una folla incuriosita ed emozionata».