È passato un secolo da quando il nobile piacentino Giuseppe Ricci Oddi cominciò a collezionare opere darte con lo scopo di arredare casa, abbinando i colori dei dipinti a quelli del divano e della tappezzeria. Scelte di comodo che, col passare del tempo, sono diventate sempre più capricciose, al limite della fobia, arrivando a contagiare la sua mente con lossessione della collezione perfetta. Esattamente ciò che è successo in tempi recenti a un farmacista lodigiano che, partito da certi acquisti casuali fatti in gioventù, si è ritrovato a foderare le parete della propria dimora di capolavori riuniti inseguendo una doppia vocazione. Per la pittura toscana dellOttocento - meglio se macchiaiola fiorentina e, in secondo ordine, per il piccolo formato, pallino tipico di una moda collezionistica dal profilo domestico. Assecondando il mercato italiano che, negli anni Sessanta e Settanta, premiava proprio larte moderna toscana in bilico fra realismo e impressione, questo erede spirituale del nobile Ricci Oddi ha finito insomma per trascorrere la vita a caccia dei tasselli mancanti di una raccolta impeccabile. La stessa che oggi, desideroso di rendere pubblica tale passione, ha deciso di concedere sotto forma di deposito temporaneo (in attesa di trasformarsi in donazione) alla storica Galleria darte di Piacenza che, inaugurata da Umberto e Maria José di Savoia nel 1931 per accogliere i gioielli della collezione Ricci Oddi, rappresentava a giudizio del farmacista mecenate il luogo ideale per ospitare gli esemplari di un fondo così mirato. A convincere lanziano collezionista (che nel Lodigiano molti conoscono, ma che ha voluto conservare lanonimato) sono stati i numeri dellistituzione piacentina che nei suoi spazi, concepiti allepoca dallarchitetto Giulio Arata come un labirinto si sale poligonali disposte a raggiera, espone centinaia di pezzi di straordinaria qualità, repertorio completo della ricerca in Italia nel XIX secolo, divisa per scuole regionali, con Pellizza da Volpedo e Previati, Segantini e Zandomeneghi, Boldini e Medardo Rosso. Con tutti loro, sembra che Ricci Oddi "parlasse" regolarmente durante le sue passeggiate nel museo. A fargli compagnia arrivano adesso una quarantina di nuovi dipinti, coevi e compaesani, fra i quali si contano Fattori, Lega, Cabianca o Nomellini, in una mostra (a cura di Sergio Rebora) che propone raffronti continui fra i grandi quadri della Galleria e le new entry. Accanto al famoso Ritratto di Signora di Boldini, incamerato a suo tempo da Ricci Oddi, ecco allora un bel paesaggio firmato dallo stesso maestro ferrarese, mentre nella sala accanto fanno coppia due tele di Signorini, uno scorcio campestre e una spiaggia, capolavoro giovanile dellartista di straordinaria freschezza e sentimento quasi surreale. Da non perdere, nella sezione degli italiani a Parigi, Zandomeneghi e De Nittis. Il primo con una figura femminile così rarefatta da far sbiancare Renoir, il secondo con una piccola impressione di campagna francese, siglata con quel tratto felice che gli procurò le invidie di Degas e compagni.