Una procedura normativa attuata in due tempi: il primo, incentrato su un codice di autoregolamentazione, elaborato all'interno di un'associazione di categoria, che raccolga tutti (o quasi) gli Archivi di arte contemporanea operanti in Italia; il secondo, in un vero e proprio intervento statale, del quale, peraltro, allo stato non è possibile tracciare le linee. Questo è, certamente, il contributo più significativo registrato nel corso del convegno tenutosi lunedì scorso presso l'Accademia nazionale di San Luca sul tema «Gli Archivi d'arte contemporanea: quale legislazione e quale futuro?». Contributo particolarmente autorevole anche perché a formularlo è stato Mario Serio, ben noto direttore generale presso il ministero dei Beni e delle attività culturali. Il convegno romano ha visti riuniti circa cento addetti ai lavori, convenuti per dibattere su un argomento certamente di viva attualità. Gli Archivi di arte contemporanea si vanno costituendo con sempre crescente intensità e, non di rado, assumono una posizione di notevole potere in quanto da loro dipende se l'opera di un determinato artista possa o meno ritenersi accertata come autografa. Se vi sono Archivi la cui corretta gestione si sottrae a sostanziali critiche, altri e sono la maggioranza affermano o negano l'autografia di un pittore secondo regole che sfuggono a qualsiasi razionalità, ma che hanno, comunque, la capacità di incidere pesantemente sul valore dell'opera, che può risultare, a piacimento, esaltato o annullato. Di qui (ossia, dal dato oggettivo dell'incidenza economica degli Archivi) nasce il problema se sia necessario, o meno, un intervento normativo, in una materia attualmente dominata dalla deregulation. Si è posto, allora, in certo senso in via preliminare, il problema se la materia delle attribuzioni sia conciliabile con la ragione. Claudia Gianferrari che, come noto, dirige una decina di archivi ha affermato che la razionalità delle attribuzioni si fonda, soprattutto, sulla evidenza documentaria: un'opera è certa quando, al di là delle opinioni sulla sua qualità (purtroppo, necessariamente soggettive e quindi incontrollabili), la sua paternità risulti da documenti che consentano di risalire sino all'artista. Nel dubbio, anche minimo, l'opera, ha detto la Gianferrari, non può essere archiviata. L'evidenza documentaria è stata peraltro messa fortemente in dubbio nei due autorevoli interventi di Pier Luigi Cipolla (magistrato della Procura della Repubblica di Roma con speciale competenza in materia di falsi artistici) e del colonnello Ferdinando Musella del Nucleo tutela patrimonio artistico dei carabinieri. Il primo ha illustrato come siano scelti e con quali criteri lavorino i consulenti ai quali deve rivolgersi il magistrato incaricato di accertare l'autenticità o meno di un'opera d'arte, anche al fine di verificare se sussista o meno, sul piano oggettivo, una delle fattispecie penali in materia di alterazione o contraffazione di opere d'arte: il magistrato ha premesso che, in materia criminale, la prova deve essere evidentissima e quindi non possa ritenersi raggiunta se i periti non pervengano a conclusioni assolutamente univoche. Il secondo ha dubitato del dato documentario, evidenziando come la fantasia criminale, in questa materia, non abbia limiti e ha citato il caso di un avvocato calabrese che, per comprovare l'autenticità di un dipinto di Schifano, era arrivato a produrre una fotografia, nella quale un sosia dell'artista gli consegnava quel dipinto! Contributi importanti sono venuti anche da Anna Mattirolo, Franco Fanelli, Alessandro Riscossa, Maria Beatrice Muri, Duccio Pallesi,. Lamberto Gentilini, Fabrizio Russo, Sonia Farsetti e Luca Danesi. Gli atti del convegno romano saranno pubblicati dall'Accademia nazionale di San Luca e rappresenteranno un documento molto utile per la presa di coscienza di un problema estremamente delicato, nella speranza che si arrivi a una soluzione.
Per gli archivi d'artista servirebbe una legge
Un convegno presso l'Accademia nazionale di San Luca ha discusso sulla gestione degli Archivi di arte contemporanea in Italia. Il contributo più significativo è stato di Mario Serio, direttore generale del ministero dei Beni e delle attività culturali, che ha parlato di una procedura normativa in due tempi. Il primo tempo è incentrato su un codice di autoregolamentazione, mentre il secondo tempo è un intervento statale. Il convegno ha visto la partecipazione di circa cento addetti ai lavori, tra cui esperti e magistrati. Gli Archivi di arte contemporanea hanno un ruolo importante nella determinazione dell'autografia di un'opera d'arte, e la loro gestione è un problema delicato.
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