La Roma e la Lazio si stanno preparando a realizzare il loro stadio non tanto per rafforza re la rispettiva immagine calcistica quanto per migliorare la possibilità di far quadrare i bilanci. Dopo oltre cinquant'anni dunque, via dall' Olimpico. Per andare dove? In zone non lontane tra loro, a nord ovest e a nord est della città. Una concentrazione inspiegabile. Verso sud ci sarebbe il bacino dei Castelli, ma forse è un particolare trascurabile. Lo stadio pre-bellico rilanciato con l'Olimpiade del 1960, fu rifatto (Vitellozzi C.) per i Mondiali del 90. Lo storico perno funzionale del Foro Italico ospiterà l'atletica, il calcetto, qualche concerto rock, o sarà semplicemente trasformato in una struttura polivalente vagamente sportiva ma certamente in gru- do di fare quattrini con stand, restobar, finti musei e sale musicali? Il complesso edilizio voluto dal regime fascista per dare una sede alle aspirazioni atletiche della gioventù del Littorio fu, ai suoi tempi, esemplare: intervennero i migliori architetti guidati da Enrico Del Debbio e Luigi Moretti realizzò il suo capolavoro, la Casa delle Armi (da tempo devastata dall'incuria). Con gli anni il «quartiere sportivo» ha parzialmente mutato pelle, ospitando festival mangerecci ed iniziative estemporanee. Il Coni ha un suo progetto di «valorizzazione» che ha fatto venire i brividi ad ambientalisti ed urbanisti e che per fortuna non è stato ancora realizzato. Il rischio per il malridotto Foro Italico, ex Mussolini (l'obelisco con puntale aureo ce lo ricorda), è che con lo svuotamento dell'Olimpico dei colori giallo-rosso-celeste venga dato il via all'operazione sostanzialmente speculativa a cui qualcuno pensa da anni. Senza adeguate garanzie, la trasformazione del complesso architettonico del Foro Italico in un'area di incerta destinazione potrebbe produrre un danno urbanistico alla Capitale. Mentre Lotito e la Sensi riflettono sul da farsi, chi ne ha la responsabilità dovrebbe predisporre un piano di tutela architettonica e ambientale del Foro per il dopo-Olimpico. Francesco Giro, sottosegretario al Beni culturali, si vanta di «vigilare» su Roma, la sua città. E allora che passi all'azione in tempo, in gioco stavolta c'è un pezzo di storia della città.