Giuseppe Basile direttore dell'Istituto Centrale di Restauro si chiede perché venga restaurato da privati l'Adorazione, che non ne ha bisogno, e non la Resurrezione, che ne avrebbe bisogno. E spiega il perché: le celebrazioni. In Sicilia, dove sbarcò nell'ottobre del 1608 fuggendo da Malta, Michelangelo Merisi da Caravaggio visse tempi convulsi. Un messinese, Niccolò di Giacomo, scrisse che era matto, fuori di testa. Di passaggio da Messina il pittore dipinse due ampie tele conservate al Museo, cariche di ombre: una Resurrezione di Lazzaro il cui corpo, al segno di Cristo, compone una croce in tralice, e un'Adorazione dove la Sacra famiglia e tre pastori in visita disegnano in prospettiva, nella loro disposizione spaziale, un'altra croce. Espliciti rimandi al sacrificio finale di Gesù, però stesi con colori poveri, bianchi, bruni, terra rossa... Ora, succede che in primavera, per i 400 anni dalla morte dell'artista sulle coste toscane, le Scuderie del Quirinale ospiteranno una mostra molto vasta. Con tanto di restauri a corredo scientifico. Ma Giuseppe Basile, appena andato in pensione, colui che per l'Istituto centrale del restauro ha guidato interventi delicatissimi come Giotto a Padova o le volte della basilica superiore di Assisi, contesta la scelta della Regione Sicilia, proprietaria del museo messinese: «Cura l'Adorazione, che non ha bisogno di un autentico restauro, mentre non restaura la Resurrezione, che è molto rovinata». «Intanto mi domando perché le opere d'arte debbano viaggiare come trottole, visto che meno non è bisognosa di un restauro: lo constatammo tre anni fa una collega e io, chiamati dal museo messinese per controllarne lo stato di conservazione. L'analisi, legata alla mostra sull'ultimo Caravaggio tenuta a Napoli, seguiva dimezzo secolo l'intervento diretto da Cesare Brandi dell'Istituto centrale». La contestazione scientifica E quel quadro dalle vaste proporzioni, insiste, non è un moribondo: «Può servire controllare il telaio, la tensione della struttura... Forse qualcuno pensa a una toilette per dire in tempo per la mostra com'è bello quel rosso del colletto? Inoltre fanno restaurare il dipinto da privati: nessuno ha spiegato perché non affidare un'opera tanto importante all'Icr, un organismo pubblico del ministero, all'avanguardia nel mondo. Inoltre abbiamo già studiato il dipinto e siamo a poche centinaia di metri dal Quirinale». Dubbi, se permettete, legittimi. Basile, siciliano, ai vertici dell'lcr per 34 anni, intavola ben altro discorso per il Lazzaro che ritrova lentamente vita e luminosità grazie al gesto di Gesù. Caravaggio lo dipinse per la chiesa dei Padri Crociferi. «Tre anni fa percepimmo subito che molto rovinato. Avrebbe bisogno di cure, di check up approfonditi, eppure non se ne ha notizia. Se dovesse essere restaurata, dovrebbe pensarci un istituto pubblico,il nostro o un equivalente, con esperienza, bravura, mezzi sufficienti». Solo che, suggerisce lo studioso, la Resurrezione soffre parecchio e, se va in restauro, difficilmente potrebbe essere dimessa in tempo per la mostra primaverile. "Abbiamo segnalato la faccenda in una lettera a luglio al ministro Bondi». Era piena estate...
Lazzaro senza resurrezione. Per l'anno di Caravaggio restaurano l'opera sbagliata
Il direttore dell'Istituto Centrale di Restauro, Giuseppe Basile, ha espresso sua sorpresa e contestazione per la scelta di restaurare l'Adorazione di Caravaggio al Museo messinese, che non ne ha bisogno, mentre non restaura la Resurrezione, che è molto rovinata. Basile sostiene che le opere d'arte debbano essere restaurate da istituti pubblici, come l'Icr, e non da privati. Ha già segnalato la faccenda al ministro Bondi. La Resurrezione, infatti, soffre di gravi problemi di conservazione e potrebbe richiedere un restauro approfondito, che potrebbe non essere possibile in tempo per la mostra primaverile.
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