«Non si vuole favorire un giudizio scientifico, ma solo badare alla propaganda» Ieri i lettori del Corriere del Mezzogiorno hanno appreso che il grande Crocefisso scolpito nel legno dal giovane Michelangelo per il priore di Santo Spirito a Firenze potrebbe non arrivare a Napoli, dov'era atteso per venerdì al Museo Diocesano. Una cattiva notizia, dunque? Non proprio. La venuta a Napoli del capolavoro, infatti, si lega alla vicenda di un altro Crocifisso, attribuito implausibilmente a Michelangelo, acquistato dal Governo per 3 milioni go mila euro e parcheggiato dal 7 maggio a Donnaregina. Si tratta di una vicenda a dir poco controversa. La Corte dei Conti ha aperto un'inchiesta per danno erariale, un'interrogazione al ministro Bondi pende in Parlamento e organi internazionali di stampa del prestigio del New York Times e della BBC hanno amplificato su scala mondiale i gravi dubbi avanzati dagli storici dell'arte italiani. Specialisti del rango di Paola Barocchi, Francesco Caglioti o Margrit Lisner hanno rigettato radicalmente l'attribuzione, non ravvisando nel Cristo né la qualità né lo stile di Michelangelo. Stella Rudolph ha proposto un'attribuzione alternativa, al legnaiuolo Leonardo dri Tasso. Altri studiosi di peso (da Mina Gregori ad Alessandro Nova, a Claudio Pizzorusso) e un comunicato ufficiale della Consulta Nazionale degli Storici dell'Arte Universitari hanno quindi contestato pubblicamente l'opportunità dell'acquisto. Il fronte dei sostenitori dell'attribuzione, d'altro canto, è composto dagli studiosi cui si è rivolto l'antiquario che ha venduto l'opera; da coloro che hanno proposto l'acquisto pubblico (vale a dire dai vertici passati e attuali del Polo Museale fiorentino); da quelli che l'hanno presentato alla stampa per incarico del ministero, e (secondo alcuni articoli di stampa) dal defunto Federico Zeri. Non essendo evidentemente verificabile il parere di quest'ultimo (che sarebbe stato pi elegante non arruolare post mortem), si deve concludere che l'attribuzione, e dunque l'acquisto, non ha l'appoggio di un solo storico dell'arte indipendente e terzo. Qual è dunque il passo che ogni persona di buon senso si aspetterebbe da parte del Polo Museale fiorentino e del Ministero? A mio avviso sarebbe necessario congelare l'acquisto e costruire un'occasione di verifica scientifica oggettiva e trasparente. Si potrebbe pensare ad una mostra che riunisca e metta a confronto tutta la numerosa famiglia di Crocifissi che hanno evidenti contatti di stile con quello attribuito a Michelangelo, e sarebbe assai opportuno allestirla a Firenze, e proprio a Santo Spirito, intorno al grande Crocifisso autografo. Si dovrebbero quindi invitare i migliori specialisti italiani e stranieri, raccogliendone i giudizi in una sorta di libro bianco che decida della sorte dell'acquisto. In questo modo non solo si rimedierebbe ad un plateale passo falso, ma si potrebbe addirittura trasformarlo in una proficua occasione di educazione pubblica. E, invece, cosa si sceglie di fare? Si porta a Napoli un vero Michelangelo per sdoganarne uno falso. Non si tratta di un'iniziativa scientifica, ma di un ulteriore (per carità, microscopico) tassello dell'ormai notoriamente problematica strategia filovaticana del Governo. Durante l'inaugurazione di maggio, il cardinale Sepe dichiarò candidamente che era fiero di aver ottenuto «questo favore» dal ministro Bondi, ed espresse l'auspicio che si creasse una sorta di collaborazione stabile con il Polo Museale fiorentino che permettesse il prestito di opere eccellenti. Ad una cronista televisiva che gli chiedeva, ineffabilmente, se aspirasse al David (!), il cardinale rispose testualmente: «Non so se Davide o Golia, vedremo cosa la Provvidenza riuscirà a darci». Basterebbe questa genesi strumentale, oltre all'assenza di un qualunque progetto, o comitato scientifico, a far ritenere impropria un'iniziativa. Se si aggiunge che il tutto non si svolge a Capodimonte, ma in un museo privato ed ecclesiastico, e che non si tratta di una mostra scientifica, ma di un evento mediatico a tesi (senza comitato indipendente e senza la presenza degli altri esemplari), il quadro appare preoccupante. E infatti evidente che lo scopo non è quello di favorire la formazione di un giudizio scientifico che possa appurare una verità storica (il Cristo acquistato dal Governo è o non è di Michelangelo?), ma piuttosto quello di influenzare l'opinione pubblica. E non occorre avere spirito di profezia per sapere che gli apparati didattici di Donnaregina indurranno gli spettatori a trovarsi d'accordo con gli organizzatori. Insomma, fra la soluzione proposta in queste righe e l'epilogo che si profila c'è la differenza che corre tra la scienza e la propaganda. Una propaganda che infligge all'erario un'ulteriore spesa, mette inutilmente a rischio un'opera importante e instilla l'idea falsa, demagogica e dannosa che tutti possano emettere un giudizio guardando per un pugno di minuti le due opere affiancate, e che dunque la verità storica non esista, e che la storia dell'arte sia fatta solo di opinioni, tutte uguali e dunque tutte ugualmente inutili. Napoli, Firenze e la tradizione culturale italiana meritano di meglio. L'appello «Sarebbe necessario congelare l'acquisto da parte del governo e costruire una condizione di verifica scientifica oggettiva» La mostra «Il tutto si svolge in un museo privato e non si tratta di una mostra scientifica, ma di un evento mediatico a tesi»
Il vero Michelangelo per sdoganare quello falso
Il Corriere del Mezzogiorno ha riferito che il Crocefisso attribuito a Michelangelo, acquistato dal Governo per 3 milioni euro, potrebbe non arrivare a Napoli, dove era atteso per essere esposto al Museo Diocesano. La vicenda è stata oggetto di controversia, con alcuni storici dell'arte italiani che hanno rigettato radicalmente l'attribuzione, mentre altri hanno sostenuto che l'opera potrebbe essere di Leonardo da Tasso. Il Polo Museale fiorentino e il Ministero hanno deciso di non congelare l'acquisto e di procedere con la mostra a Napoli, che si svolgerà in un museo privato e non sarà una mostra scientifica, ma un evento mediatico a tesi.
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