ROMA. La sfida più complessa per ricostruire L'Aquila passa per il recupero dei beni culturali: chiese, palazzi pubblici, monumenti e edifici privati vincolati. «Ci vorranno almeno dieci anni - prevede l'ingegner Luciano Marchetti, vice-commissario di Bertolaso - per il recupero dei beni culturali e una spesa stimata in tre miliardi di euro». E qualche delusione sta fra l'altro arrivando dalle adozioni di monumenti, operazione promossa da Berlusconi durante il G-8 di luglio. Su 45 beni messi in lista, per una spesa di 300 milioni di euro, solo tre soggetti stranieri, Francia, Germania e World Monument Fund, hanno formalizzato offerte, che insieme a quella della Regione Veneto fa quattro adozioni per un totale di 13 milioni. «Ma la lista è parziale - spiega Marchetti - e contiamo possa aumentare». Soltanto per la fase di rilevazione dei danni gli uomini della Protezione civile stanno lavorando senza sosta da maggio, e solo in queste settimane si prevede di finire. Nel frattempo sono partiti anche gli interventi di messa in sicurezza, i cosiddetti puntellamenti , in corso su circa un terzo degli edifici pubblici pericolanti (200 su 6oo) e la metà di quelli privati (300 SU 6oo), e si prevede di terminare per la fine dell'anno. Solo per le parti di centri storici messe in sicurezza si può intervenire per rimuovere le macerie (l'operazione sta cominciando solo ora) e per consentire l'accesso dei professionisti per elaborare i progetti di ricostruzione. Ma prima ancora servirà un'apposita ordinanza della Protezione civile, elaborata d'intesa con i Comuni e prevista entro l'anno, per dettare le regole sulla ricostruzione dei centri storici. Quello dell'Aquila, quasi interamente soggetto a vincolo, è ancora zona rossa, chiuso ai non addetti ai lavori, salvo qualche strada, con montagne di macerie negli edifici e sulle carreggiate. «Le macerie possono essere rimosse - spiega Marchetti - solo dopo aver fatto la messa in sicurezza. E poi le macerie devono essere selezionate, non si può andar lì con le ruspe e portar tutto in discarica. Comunque ove già possibile stiamo cominciando la rimozione». Tutti i sopralluoghi sui beni culturali sono stati fatti dalla Protezione civile. I beni censiti sono 1466, di cui 766 completamente inagibili, 361 parzialmente o temporaneamente inagibili e 339 agibili. Le rilevazioni sono quasi completate. Fatti i sopralluoghi, gli interventi di puntellamento sono affidati ai Comuni sui beni privati vincolati, mentre la Protezione civile fa quelli sui beni culturali pubblici. «Abbiamo effettuato finora 200 interventi di messa in sicurezza - spiega Marchetti - circa un terzo di quelli previsti. Quando finiremo? Non è possibile fare una previsione». Al Comune dell'Aquila spettano i puntellamenti sui beni privati: «Ne abbiamo 600 da fare - spiega Mario Di Gregorio, direttore dell'Ufficio ricostruzione e siamo circa a metà, puntiamo a finire entro l'anno». Finora la Protezione civile ha fatto gli interventi tramite i vigili del fuoco, mentre il Comune ha affidato i lavori, a rotazione e chiamata diretta attingendo da un elenco elaborato ad hoc dalla Prefettura. Ci sono 34 raggruppamenti, scelti tra le imprese edili aquilane e abruzzesi (qualificate per i beni culturali) ma che in alcuni casi hanno associato imprese non abruzzesi. «Da ora in poi spiega Marchetti - anche noi affideremo a imprese». «Ci sono stati problemi con i pagamenti - denunciano i costruttori dell'Aquila - nessuno ha ancora visto un euro dallo Stato». «E' vero - ammette Marchetti ma ora ci è stata trasferita una prima tranche da 20 milioni di euro, e il problema sarà superato».