A Napoli c'è da una settimana ma il passaggio ufficiale del testimone con il suo predecessore al vertice del Polo museale arriva solo ieri mattina: Lorenza Mochi Onori prende il posto di Nicola Spinosa. «Per il momento mi appoggio in un bed breakfast ma sono alla ricerca di un pied à terre. Un appartamento per il soprintendente? No grazie, i locali è meglio metterli a disposizione per uffici e attività», confida la Mochi Onori un minuto prima della conferenza stampa a villa Pignatelli. E questo già basterebbe per spiegare come il suo sia un approccio improntato alla sobrietà e low profile. E la neo soprintendente lo dimostra anche quando prende la parola dopo il saluto del suo predecessore, ieri vulcanico (e polemico) più che mai, che si prodiga in consigli: «Napoli è una città particolare ma troverà uno staff che le vorrà bene e che la aiuterà - spiega Spinosa - a percorrere strade e vicoli assolati. Perché è questo il lavoro che la attende». L'ex direttrice della galleria di palazzo Barberini ed ex soprintendente delle Marche aspetta che finiscano gli applausi (lunghi) per il collega, e tratteggia i cardini del lavoro che intende avviare. Facendo notare però che non si sottrarà dai compiti che la aspettano in una città variegata e multiforme come è Napoli. «So bene che questa è una città complessa ma, sarà forse merito della cultura borbonica, la struttura che trovo è ottimale. Di sicuro - continua la Mochi Onori - verranno portate a termine le mostre organizzate da Nicola e vi assicuro che qualsiasi nuova retrospettiva sarà organizzata solo se fondata scientificamente. Niente mostre improvvisate ma occasioni di studio». Conferma poi la decisione di dedicarsi con tutte le energie al museo di Capodimonte: «Un luogo bellissimo ma troppo distaccato dalla città e dai suoi abitanti. Certo c'è anche un problema legato al personale ma spero che il nuovo direttore direttore generale dei Beni culturali, Mario Resca, ci aiuti a reperire le risorse necessarie, perché quella napoletana è una Soprintendenza il cui lavoro ha riscontri in tutto il mondo. Io, quindi, rimango fiduciosa». Progetti illustrati già una settimana fa ai funzionari, quando ha messo piede ufficialmente nel suo ufficio a Castel Sant'Elmo, e su cui lavora da giugno quando le venne prospettata la nomina al Polo museale di Napoli. Come a far intuire che di idee ne ha eccome, ma preferisce ancora ragionarci con calma. Poi il discorso non poteva cadere sul fatto che, per la prima volta dopo Bruno Molaioli, Gino Doria, Raffaello Causa e Nicola Spinosa, al vertice della Soprintendenza ci sarà qualcuno non napoletano e donna. «A parte che Molaioli era di origini marchigiane - conclude - questa non sarà l'unica inversione di tendenza. Lo stile rispetto a Nicola cambierà: lui è abituato a prendere le cose di petto, io invece sarò sicuramente più diplomatica negli approcci. Ma - dice rivolta a una platea composta da dipendenti, funzionari e associazioni che da anni collaborano con la Soprintendenza per i beni culturali - per qualsiasi necessità, sono pronta a combattere. Non mi sottrarrò e sarò sempre in prima fila».