Nel suo ultimo giorno da soprintendente Nicola Spinosa non abbandona certo la sua vis polemica. E inizia non appena finisce di presentare il suo successore venuto «in una città troppo spesso provinciale e arroccata sugli antichi fasti». È l'incipit per assestare un (primo) colpo alla festa di Piedigrotta. E questa volta non cita il «feste, farina e forca» di epoca borbonica ma Giovenale. «Fasti veri in passato, non quelli che si vuole ricordare in questi giorni con spettacoli "panem et circenses". A Piedigrotta - attacca - si butta in pasto alla plebe materiale di consumo che non rilancia certo l'immagine della città». Non è l'unico rimando perché in poco più di un'ora d'intervento Spinosa ripercorre più di un quarto di secolo alla guida del Polo museale e il rapporto con una città «dove è saltata la dialettica e la cultura del vivere civile». Ma l'oggetto degli strali più duri, il Pan «che fa cultura ad ore», partono dal mancato aiuto per allestire un museo sul '900. Un progetto che Spinosa aveva a cuore «non solo perché le arti contemporanee hanno dato a molto a una città capace di dialogare con Depero e Sironi ma anche perché - premette - sono figlio di Domenico Spinosa (protagonista di spicco della pittura informale in Italia, ndr)». Niente. Lettera morta. «Così faremo il museo del '900 a Castel Sant'Elmo con l'aiuto di collezionisti e degli artisti ancora viventi che ci hanno dato in comodato le loro opere. Solo loro - dice alzando il tono della voce - mi hanno dato una mano perché dal Comune non è arrivato, nonostante mille richieste, nemmeno un euro. Purtroppo si preferiscono dedicare sforzi e risorse solo al Madre e al Pan, troppo legato alle politiche napoletane». Poi vira su «Terrae Motus», la collezione di Lucio Amelio custodita a Caserta. «È lì per colpa di Bassolino che da sindaco - racconta - non diede ad Amelio i finanziamenti per i lavori nei locali che aveva appena acquistato a Santa Lucia al Monte. Noi proponemmo a Lucio Castel Sant'Elmo ma lui aveva in testa solamente il progetto a Santa Lucia e il Comune non gli diede mai i soldi. Per questo la collezione è a Caserta: questa è la storia vera e non quella che va raccontando Cicelyn». Poi si ferma, e parte ancora un affondo su Piedigrotta: «Sono andato avanti da solo perché i soldi in questa città saltano fuori solo per Piedigrotta, il Madre ed Elton John che sappiamo avere molti legami con Napoli....». Poi il discorso passa a Capodimonte e San Martino («dove a breve verrà inaugurato un ristorante»): «Luoghi meravigliosi ma accerchiati da un degrado che non può combattere la soprintendenza». È l'ultimo sfogo. Poi i lunghi applausi che diventano una standing ovation. E Spinosa quasi si commuove. È finita, allora? «Non vi libererete così facilmente di me», ironizza lui.
Napoli. Spinosa: addio al veleno. Bordate su Piedigrotta e Cicelyn
La soprintendente Nicola Spinosa critica la gestione del Polo museale di Napoli, accusando il Comune di non fornire aiuto per allestire un museo sul '900. Spinosa sostiene che il progetto sia stato lettera morta e che non sia stato possibile realizzarlo senza l'aiuto di collezionisti e artisti. Inoltre, critica la gestione di altri musei come il Madre e Terrae Motus, accusando il Comune di non fornire finanziamenti per i lavori. Spinosa conclude il suo discorso con un affondo su Piedigrotta, accusandola di essere un luogo di "consumo" e di non rilanciare l'immagine della città. Il discorso è seguito da applausi e una standing ovation.
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