Gentile dott. Augias, abbiamo letto le parole del ministro Brunetta a Gubbio. Non riuscivamo a capacitarci che un esponente del governo, per giunta nel ruolo di docente, potesse scagliarsi con tanta grossolanità contro cinema, teatro, musica, insomma la cultura. Ci viene il sospetto che per chi ci governa «cultura» sia una parolaccia, anzi una «schifezza» per usare il linguaggio del ministro. Cesarina Lombardi, Giuseppe Bocchiola Gentile dott. Augias, se ad una società viene tolto l'elemento fondamentale della cultura, se si impedisce che essa si diffonda, se al suo posto si innesta un surrogato che, per i modi e gli effetti, non può che essere l'anti-cultura, diventa inevitabile che si facciano strada personaggi ambigui e pericolosi. Non vorrei, un giorno, svegliarmi in una Italia devastata dai segni di una dittatura silenziosa. Francesco Mistretta Santa Margherita Ligure A Gubbio il ministro Brunetta appariva insieme alterato e compiaciuto. Dava sfogo al suo risentimento. Un ministro per dovrebbe stare più attento anche quando sbraita contro i borghesi chic che detesta. Un ministro non può dire gli stiamo facendo un mazzo così perché con la trivialità di quell'espressione si mette a nudo. Invece di una lezione di educazione politica come avrebbe dovuto fare, rivela l'intensità del suo odio. Il ministro ha voluto sbattere faccia a terra la cultura per assestargli con più comodità un paio di calci. Se si fosse controllato, avrebbe potuto essere perfino utile perché possono esserci sacche di spreco eventualmente da isolare; prendersela invece con la cultura in blocco è solo una bestemmia in un paese dove la scuola e le istituzioni culturali stanno come stanno, dove il presidente del Consiglio non ha mai pronunciato la parola cultura, dove il ministro dei Beni Culturali presenterà domani un programma per celebrare i 150 anni di unità nazionale inserendovi il progetto federalista del duo Cattaneo-Gioberti. Proprio così, mettendo cioè insieme con disinvoltura il laico Cattaneo che guardava all'Europa e il neoguelfo Gioberti che pensava di fare del papa il sovrano d'Italia. Non sappiamo se il ministro Bondi ha scritto quella scempiaggine perché era assente il giorno in cui hanno spiegato queste cose a scuola, oppure per fare contenti i leghisti che davanti alla parola federalismo non stanno tanto a distinguere. Quando per si prendono posizioni come quelle di Bondi e Brunetta non è solo per le lacune o i risentimenti, c'è di mezzo anche una politica che vede la cultura come un ostacolo, un nemico da abbattere.