La vicenda del Crocifisso attribuito a Michelangelo, acquistato dal governo per 3.260.000 euro e destinato al Museo del Bargello, si arricchisce di un nuovo capitolo. Un vero Michelangelo, il grande Crocifisso di Santo Spirito, dovrebbe lasciare Firenze a giorni per essere esposto fino al io gennaio presso il Museo Diocesano di Napoli, dove l'altro Cristo è parcheggiato dal 7 maggio. Durante l'inaugurazione di maggio, il cardinale arcivescovo di Napoli dichiarò candidamente che era fiero di aver ottenuto "questo favore» dal ministro Bondi, ed espresse l'auspicio che si creasse una sorta di collaborazione stabile con il Polo Museale fiorentino che permettesse il prestito di opere eccellenti. Ad una cronista televisiva che gli chiedeva, ineffabilmente, se aspirasse al David (!), il cardinale rispose testualmente: "Non so se Davide o Golia, vedremo cosa la Provvidenza riuscirà a darci». Basterebbe questa genesi da inquadrare nella strategia che il governo ha cercato di perseguire per mesi allo scopo di ottenere rapporti più stretti con il Vaticano e la Chiesa a far ritenere impropria la sottrazione di un'opera di tale importanza al patrimonio artistico fiorentino. Ma l'iniziativa appare ancora più controversa se inquadrata nella questione dell'acquisto dell'altro, più piccolo, Crocifisso. La Corte dei Conti ha aperto un'inchiesta per danno erariale, un'interrogazione al ministro Bondi pende in Parlamento mentre organi di informazione prestigiosi come il New York Times e la Bbc hanno rilanciato su scala mondiale i dubbi avanzati su questo giornale e da alcuni storici italiani dell'arte italiani, Paola Barocchi, Francesco Caglioti o Margrit Lisner hanno rigettato radicalmente l'attribuzione, non ravvisando nel Cristo né la qualità né lo stile di Michelangelo. Stella Rudolph ha proposto un'attribuzione alternativa, al legnaiuolo Leonardo del Tasso. Altri studiosi di peso (da Mina Gregori ad Alessandro Nova, a Claudio Pizzorusso) e un comunicato ufficiale della Consulta Nazionale degli Storici dell'Arte Universitari hanno quindi contestato pubblicamente l'opportunità e la celebrazione mediatica dell'acquisto. Nel fronte dei sostenitori dell'attribuzione, oltre agli studiosi cui si è rivolto l'antiquario che ha venduto l'opera e coloro che hanno proposto l'acquisto pubblico (vale a dire i vertici passati e attuali del Polo Museale fiorentino), secondo alcuni articoli di stampa ci sarebbe anche il defunto Federico Zeri. Non essendone evidentemente verificabile il parere, sarebbe stato più elegante non arruolare Zeri post mortem, lasciando che sull'attribuzione e sull'opportunità dell'acquisto si pronuncino solo gli esperti vivi. Meglio se indipendenti e terzi come coloro che finora hanno negato sia la prima che la seconda. Cosa fare, dunque? Il primo passo per disintossicare l'atmosfera è dimostrare che non si vuol difendere una tesi o una decisione, ma cercare la verità storica. Una via auspicabile sarebbe congelare l'acquisto e costruire un'occasione di verifica scientifica oggettiva e trasparente. Si potrebbe pensare ad una mostra che riunisca e metta a confronto tutta la numerosa famiglia di Crocifissi che hanno evidenti contatti di stile con quello attribuito a Michelangelo, e sarebbe assai opportuno allestirla qui a Firenze (centro vivi degli studi sulla scultura rinascimentale) e proprio a Santo Spirito, intorno al grande Crocifisso autografo. Si dovrebbero quindi invitare i migliori specialisti italiani e stranieri, raccogliendone i giudizi in una sorta di libro bianco che decida della sorte dell'acquisto. In questo modo non solo si rimedierebbe ad un plateale passo falso, ma si potrebbe addirittura trasformarlo in una proficua occasione di educazione pubblica. Al contrario, l'iniziativa di inviare a Napoli un Michelangelo vero perché ne puntelli uno contestato rischia non solo di non risolvere il problema, ma anche di favorire l'idea dannosa che tutti possano emettere un giudizio guardando per un pugno di minuti le due opere affiancate e che, dunque, la verità storica non esista e che la storia dell'arte sia fatta solo di opinioni, tutte uguali e dunque tutte ugualmente inutili. Firenze, Napoli e la tradizione culturale italiana si meritano di meglio.
Crocifissi di Michelangelo. Uno autentico, l'altro chissà. Ma metterli insieme è rischioso
Il Crocifisso attribuito a Michelangelo, acquistato dal governo per 3.260.000 euro, è destinato al Museo del Bargello. Tuttavia, un altro Crocifisso, il grande Crocifisso di Santo Spirito, dovrebbe essere esposto al Museo Diocesano di Napoli. Il cardinale arcivescovo di Napoli ha espresso il desiderio di una collaborazione con il Polo Museale fiorentino per il prestito di opere. Alcuni storici italiani hanno contestato l'attribuzione del Crocifisso a Michelangelo, affermando che non riconoscono la qualità e lo stile dell'opera. Un'inchiesta è stata aperta dalla Corte dei Conti per danno erariale, e il ministro Bondi è stato interrogato in Parlamento.
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