Nel 2010 al via il restauro del Colosseo Alemanno: «Chiameremo sponsor internazionali. Faremo un'opera come la Cappella Sistina» Termina, nella tarda mattinata di ieri, la pragmatica e insieme strategica relazione del commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica Roberto Cecchi e sul futuro dei beni archeologici romani, il sottosegretario del Mibac Francesco Giro è perentorio: «L'anno decisivo per Colosseo e Palatino e Foro, sarà il 2010 e sarà il nostro biglietto da visita serio per il 2011, anniversario per i festeggiamenti del 150 esimo anniversario Unità d'Italia». Rincara la do-se il sindaco Gianni Alemanno: «Per il Colosseo chiameremo sponsor internazionali e faremo un grande intervento epocale come è stato per la Cappella Sistina, perché non si tratta solo di ripulirlo ma di realizzare nuovi accessi». Aggiunge Giro: «Per il Colosseo ci sono progetti già approvati per 1,7 milioni, più altri da approvare per 500 mila euro, per la messa insicurezza e aperture tra attico e ipogei. Per Palatino e Foro sono stati approvati progetti per 1,5 milioni, altri da a 3,2 milioni, più altri previsti per 6,4 milioni. Riapriremo la Rampa domizianea con un passaggio straordinario tra il Foro e Palatino, riapriremo la Domus tiberiana con 4,2 milioni di euro, area che rischia di sbriciolarsi come budino mal cotto. Per il consolidamento degli orti Farnesiani 840mila euro.Ancora, un milione per il Tempio di Antonino e Faustina. Il tutto inserito in una dotazione di risorse per più di 30 milioni di euro». Poi, tocca al sindaco Gianni Alemanno, confortato dal sovrintendente Umberto Broccoli, attivissimo anche in questa fase di cambiamento: «Siamo pronti con il progetto per il museo della città di Roma che sorgerà in via dei Cerchi. Lo presenteremo il 5 ottobre». Il progetto (che prevede anche spazi a Palazzo Rivaldi e nella Torre dei Conti, ndr), nasce da un confronto con il ministero per i Beni e le attività culturali. In attesa di questo appuntamento, la cronaca registra il netto disagio di Angelo Bottini, sovrintendente per i Beni archeologi di Roma. «Di fatto sono stato licenziato», ha denunciato ieri, «sono il primo su cui si applica il pensionamento anticipato secondo la nuova norma della legge Brunetta. Evidentemente ci ritengono démodé...» Ma torniamo alla relazione di Roberto Cecchi. Si tratta di ben settantuno interventi per affrontare l'alto rischio del patrimonio archeologico tra Colosseo, Palatino e Foro Romano. Un piano di manutenzione straordinaria messo in campo in cento giorni di gestione commissariale, con l'affidamento dei lavori per il 37 dei progetti previsti coperti da una spesa di circa 11,2 milioni di euro, a fronte dei 31,58 milioni di euro complessivi previsti per l'area archeologica centrale e di Ostia Antica. Del resto, cadenza le parole Cecchi, «Roma è organizzata secondo presenze archeologiche come nessuna altra città al mondo. Che tutela è possibile? Quella archeologica è quella della precarietà, di un qualcosa riconducibile sogno, al non finito...Fino a che punto si può arrivare nella tutela per lasciare quell'aura di sacralità antica? Il punto è quanto si deve pulire una superficie perché non si perda la patina romantica dell'antico». «Il nostro problema risiede», ragiona ancora Cecchi, «su un tipo di protezione difficile e onerosa. Ad agosto abbiamo analizzato quindici edifici archeologici attraverso la verifica sismica per verificare entro il 2009 lo stato di sicurezza. Tra Palatino e Colosseo qui la fruibilità è limitata. Va rivisto il sistema degli accessi, delle infrastrutture, dei servizi, della segnaletica: al Colosseo che registra da 15 a 40mila visitatori al giorno, servono bagni e servizi. Sul Colosseo si sta lavorando coi rocciatori». Infinie, un appello: «Nessuna Disneyland, ma il patrimonio rimanga intatto». Capito? Metodo, investimenti, ragionamenti, grande conoscenza specifica. Ecco perché il commissario straordinario Roberto Cecchi è destinato a salvare Roma. E Ostia antica