MILANO - «Si affitta palazzina tanto centrale da risultare attigua al Piermarini». Lasciamo tempo al tempo, cioè alla riapertura del Piermarìni entro i tempi previsti ('dicembre 2004), e, nei primi mesi del 2005, potrebbe anche capitare di leggere un annuncio di questo tono su qualche pubblicazione specializzata in affittanze. Sì, perché, com'ha confermato ieri il sovrintendente Carlo Fontana a margine della conferenza-stampa del ministro ai Beni culturali Giuliano Urbani, la Fondazione Scala ha intenzione di mettere a reddito lo stabile ex San Paolo di via Verdi 3 acquistato nel '98 per 27 miliardi di lire. «Ma non bisogna pensare a un affìtto vero e proprio - ha precisato Fontana -. Quando verrà ultimato il restauro conservativo del teatro, infatti, interverremo pure sulla palazzina, trasformandone una parte in un centro-congressi da mettere a disposizione di privati». Il futuro prossimo venturo dell'edifìcio, dunque, sembra segnato e va inquadrato nel momento di sofferenza economica vissuto dalla Fondazione, attualmente in rosso di sette milioni di euro, e, dunque, costretta ad attingere alle risorse del patrimonio per ripianare i conti. Come si ricorderà, la palazzina di via Verdi era stata acquisita con l'obiettivo dichiarato di ampliare il retropalco. Funzione che il Comune, sin dall'inizio del restauro conservativo in atto alla Scala, giudicò pleonastica. Basandosi su questa convinzione, nell'ottobre 2003 Gabriele Al bertini dichiarò cedibile l'immobile, al quale, secondo indiscrezioni mai suffragate da offerte concrete, sarebbe stata interessata una griffe della moda. Il 31 gennaio scorso, però, il consiglio d'amministrazione della Fondazione, anche a seguito del veto posto dai sindacati sulla dismissione dello stabile, decretò il mantenimento della palazzina nella proprietà. «La stima del valore - dichiarò il sindaco - è risultata inferiore a quello che ci attendevamo. Avevamo acquistato l'edificio per circa 28 milioni di euro e non siamo intenzionati a cederlo se non per una cifra vicina ai 20 milioni di euro. I tecnici ci hanno assicurato che, per ora, è impossibile spuntare questo prezzo. Aspetteremo tempi migliori per concludere quest'alienazione». Contro la cessione della palazzina si erano schierati non solo i sindacati confederali autonomi ma pure l'opposizione consiliare. Le organizzazioni dei lavoratori giunsero a minacciare un clamoroso sciopero in concomitanza con la «prima» degli Arcimboldi. La serrata rientrò dopo un incontro a Palazzo Marino, durante il quale Amministrazione e Fondazione promisero che avrebbero levato il piede dall'acceleratore della vendita. Contraddicendo in tota il direttore dei lavori di ristrutturazione della Scala Antonio Acerbo, che aveva scritto su una relazione: «La palazzina non rientra sotto alcun punto di vista nel progetto di ripristino e non è assolutamente indispensabile per lo sviluppo della Grande Scala». Sempre sul versante del teatro ma solo perché la notizia riguarda un arteria limitrofa al Piermarini c'è da registrare che, ieri, il Comitato attua-tori, ossia l'organo consultato dal sindaco-commissario prima di adottare provvedimenti connessi con i super-poteri su traffico e viabilità, ha disposto la pedonalizzazione di via Filodrammatici. «Su decisione assunta dal primo cittadino - si legge nel comunicato diramato dal Comune -, una volta completati i lavori del Piermarini, l'Amministrazione darà corso all'intervento già previsto nel Piano per l'isola ambientale del centro storico».