Un pugno nell'occhio all'ingresso della città. Il benvenuto di Cagliari a chi arriva dalla 131. Tre scheletri di cemento e ruggine, e sette torri di vetro a Monreale, al confine di Pirri, lungo la Carlo Felice. Al di là della strada a quattro corsie, tra il Brotzu e il Businco, un altro ecomostro. Enorme: tre padiglioni in tutto che avrebbero dovuto ospitare una clinica privata. Da tutt'altra parte, sempre in città ma sulla spiaggia, l'ecomostro più famoso. Il più simbolico e il più contestato. Il più disegnato da graffitari o presunti tali. È l'ex ospedale Marino, punto di riferimento per chi frequenta il Poetto di giorno e di notte. Impossibile non vederlo, soprattutto nei mesi estivi. Dietro i mostri c'è una lunga storia di imprese appaltatrici fallite, di incendi pericolosi, di concessioni edilizie date e ridate ancora, e dell'indecisionismo dell'amministrazione comunale. GLI ECOMOSTRI di Monreale nascono nei primi anni Ottanta. Avrebbero dovuto ospitare gli uffici della Regione, un mostro per assessorato, si ipotizzava. Poi la destinazione cambia: due vengono utilizzati come sede della ex-Sip. Dura poco, e le torri diventano terreno ghiotto per senzatetto, abusivi, coppiette in cerca di intimità e gruppi di amici che ci passano serate alcoliche (viste le bottiglie vuote di birra disseminate ovunque). Fatto sta che nel 2007 un incendio divampa nella torre blu. Non c'è elettricità, quindi non può trattarsi di cor- EPOLIS to circuito. Il giorno dopo, però, vengono trovati all'interno reti per dormire appoggiate ai muri e mobili accatastati. Un anno dopo, lo scandalo del carciofo: quattro milioni e passa di fondi regionali e ministeriali, destinati al risarcimento di un migliaio di coltivatori di carciofi del Medio Campidano vengono usati per acquistare 87 appartamenti nei tre ecomostri tra via Socrate e via Platone, che vengono posti sotto sequestro. Ora «si trovano in stato di abbandono - spiega Giorgio Falchi, un abitante del quartiere - da decenni questi scheletri danno spettacolo con la loro incuria. Non parliamo delle sterpaglie che si ergono all'interno dei cantieri: terreno fertile per ogni tipo di insetto infestante, e facile combustibile nella stagione estiva. Basta una sigaretta. Basta un fornellino a gas, come nel caso dell'incendio di due anni fa». La storia del mostro a fianco al Brotzu risale al 1989, all'epoca del "Piano di lottizzazione San Michele", quando la Regione esprime parere favorevole per l'urbanizzazione, visto il vincolo del colle. Il Consiglio comunale approva. Anche Asl e Vigili del fuoco danno pareri favorevoli. Seguono negli anni una serie di varianti della concessione edilizia. Nel 2004 arriva una concessione per il completamento dell'edificio per "residenza sanitaria assistenziale". Nello stesso anno la Asl non approva la richiesta per Rsa. L'ultima traccia di un doc umento risale al 2007, quando la società Pregamma, che gestisce la struttura, viene autorizzata dal Comune a mettere in sicurezza parti del fabbricato.