Nel settembre di 9 anni fa la Comunità europea era impegnata nella formulazione della Convenzione europea del paesaggio, firmata non a caso a Firenze (ottobre 2000), recepita dal nostro Parlamento nel settembre 2006. Credo che ci siano molte persone che di questo documento, uno dei più nobili e coerenti che l'Europa abbia prodotto, spesso solo citato nel titolo, abbia un'idea riduttiva. Quasi si trattasse di un richiamo al bel paesaggio sette-ottocentesco, incarnato nelle tele di pittori strafamosi. Invece la Convenzione, sinteticamente, fa leva su due aspetti, l'identità delle popolazioni e il benessere: «Il paesaggio coopera nell'elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio naturale e culturale dell'Europa, contribuendo così al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell'identità europea», si legge nel preambolo. Da questo, si faccia attenzione, discendono indicazioni concrete verso l' «integrazione del paesaggio nella pianificazione del territorio» (art.5). Il paesaggio prevale sulle esigenze settoriali. Ne è la sintesi superiore. Perciò si è giunti, anche in Italia, ai Piani paesistici e la Liguria se ne è dotata, tra le prime regioni. Si è poi felicemente giunti, da noi, al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sentenze della Corte Costituzionale si sono espresse chiaramente sulla priorità del paesaggio e della sua tutela rispetto alla pianificazione territoriale di competenza delle Regioni, riprendendo l'art. 9 della Costituzione (Tutela del paesaggio e del patrimonio artistico della nazione). Ora almeno tre fatti solo in parte eterogenei, sotto gli occhi di tutti al punto da non vederli più, convergono a contraddire violentemente un lungo e eccellente lavoro, quasi a volerlo far esplodere con tecnica da kamikaze. Gli incendi, le costruzioni litoranee e il Piano casa. I primi, si sa, sono spesso dolosi in occhiuta previsione dell'occupazione di altro suolo libero, del poco che rimane. Porti, porticcioli, installazioni costiere - in barba alla Convenzione europea che dichiara paesaggi anche quelli marini e li definisce «componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni» - sono spessissimo frutto di una pressoché totale espropriazione del bene pubblico, costruito dagli avi: il porto come piazza della città, diceva Italo Calvino. È il caso del porto turistico di Imperia ceduto a privati, secondo il principio riassunto dal sociologo Jean Ziegler nella formula "privatizzazione del mondo". Questi manufatti sono costruiti con dimensioni e soluzioni tali da cancellare buona parte del paesaggio e con esso non solo il bello, ma anche l'utile, il funzionale, negando voce a ogni esperienza, tradizione lavorativa, diportistica, insomma alla storia locale. Strisciante ma inesorabile, avanza il Piano casa. Dopo che il governo aveva promesso un decreto-legge di "semplificazione normativa", entro giorni 10 da quel fatidico 1 aprile 2009 dell'accordo Stato-Regioni, che si è rivelato un tragico "pesce": la "semplificazione" non è stata fatta. Ogni Regione fa per sé, in un'avvisaglia anarchica di ciò che sarà il federalismo. Il Trentino si astiene, rifiuta il Piano. Bolzano ammette ampliamenti e la possibilità di sopraelevare (attenzione: di un solo metro), richiedendo il requisito di casa clima C, ovvero una normativa di risparmio energetico molto avanzata e precisa. Come dire: hai una casetta con una soffitta bassa? Ricostruisci a norma energetica il tetto e ti permetto di rialzarlo in modo da poterci abitare stando ritto in piedi... All'estremo opposto stanno regioni come il Veneto, vero pioniere del Piano casa, capannoni inclusi, e il Lazio, dove pare si faccia a gara per concedere possibilità di ampliamenti e bonus suppletivi: «Buon peso, lascio?». E sospetto, leggendo e sudando nei meandri dei mille casi, la possibilità di ampliare anche in corpo separato, ovvero di edificare ex novo poco più in là. Il che confermerebbe in pieno lo statuto di condono edilizio preventivo e gratuito del complesso di leggi. Il padre del Codice del paesaggio, Salvatore Settis, ha denunciato il fatto che il presidente della regione Umbria, dopo aver dichiarato che «il Piano casa di Berlusconi favorisce l'abuso e distrugge il territorio», ha prodotto una legge che consente persino l'abbattimento degli uliveti in favore dell'edilizia. La Liguria non è da meno con alte percentuali (30 fino a 200 metri cubi, 20 da 200 a 500 metri cubi, etc... ulteriore bonus di 10 per adeguamento antisismico o energetico), concedendo tra l'altro la possibilità di sopraelevare, e non certo di un solo metro. Così si finisce di distruggere pure il profilo delle alture liguri a ridosso del mare, ciò che più hanno amato viaggiatori e turisti stranieri, che le hanno scoperte e ora le fuggono (vedere i dati e i racconti delle agenzie immobiliari locali). Il rapporto annuale 2009 della Società geografica italiana, a cura di Massimo Quaini (un lavoro di cui non solo la Liguria dovrebbe essere fiera e tutti dovrebbero leggere se non altro per capire di che morte stiamo morendo) ci sono anche molti dati fulminanti anche per la Liguria: nel periodo 2000-2005 l'edilizia abitativa è raddoppiata in numero (da 1.500 a più di 3.000 abitazioni) e in volume (da 615.000 a 1.200.000 di metri cubi). In Provincia di Imperia per l'anno mediano 2004 si sono rilasciati il 30 dei permessi di costruzione residenziali, pur avendo la provincia solo il 13 della popolazione regionale e il 21 della superficie territoriale. Ma per verificare la quantità e qualità del patrimonio comune, un valore che per definizione dovrebbe essere duraturo, perse ogni mese, basta un viaggio non frettoloso tra il nero funerario del bruciato e il grigio cadaverico del cemento. Quanto l'Europa sia lontana è misurabile a vista.
Tutela del paesaggio: l'Europa non abita qui
Nel settembre del 2009, la Comunità europea stava lavorando alla Convenzione europea del paesaggio, firmata a Firenze nel 2000. Il documento enfatizza l'importanza del paesaggio per l'identità delle popolazioni e il benessere. In Italia, si sono creati Piani paesistici e il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Tuttavia, tre fatti recenti (incendi, costruzioni litoranee e Piano casa) sembrano contraddire il lavoro svolto. Gli incendi e le costruzioni litoranee sono spesso frutto di espropriazioni del bene pubblico e cancellano il paesaggio, mentre il Piano casa sembra favorire l'abuso edilizio e distruggere il territorio.
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