Danni a una lastra di travertino crepe vicino alla firma di Meier Lo sfregio, stavolta, è al muro perimetrale. La superficie di travertino è sbreccata e il profilo liscio del marmo è diventato un lungo gradino. Trascurabile, forse, nella città in cui il marmo è stato levigato e trasformato dal tempo. Ma il travertino dell'Ara Pacis è la cifra dell'opera di Richard Me-ier, piaccia o non piaccia. Così, nei giorni scorsi, qualcuno ha notato e segnalato lo sfregio e c'è stato anche chi, come uno storico dell'arte, Alvaro Gabriele, ha avvisato gli uffici competenti dell'ultimo misterioso colpo alla teca. Non è la prima volta, la nuova Ara Pacis era inaugurata da un mese quando comparve il primo getto di spray irriverente: «bojata». Umberto Broccoli, il soprintendente del Comune, non è preoccupato: «L'Ara Pacis richiede una manutenzione continua, è inevitabile vista anche la collocazione». E se lo sfregio al bordo perimetrale del muro è «ancora da verificare » il soprintendente può spiegare le crepe attorno alla firma dell'architetto. Una lastra di marmo all'inizio del muro riproduce, infatti, la «griffe». Ma attorno alla firma di Richard Meier (in metallo) si sono aperte sottili crepe nel marmo. «Il contatto fra i due materiali, metallo e travertino, produce delle fenditure », dice Broccoli. Possibile? Che il «mago» del travertino non avesse previsto? «Questa è una domanda che dovete rivolgere direttamente a lui e a chi ha finanziato il suo progetto », conclude il soprintendente tradendo scetticismo. La giunta attuale, del resto, non ama la teca e ha più volte esternato il proposito di attenuarne l'impatto visivo nel centro (lo stesso sindaco Gianni Alemanno, in campagna elettorale, coinvolse il più fiero oppositore al progetto di Meier, Vittorio Sgarbi). Broccoli ridimensiona, dunque. Non è questa l'alba di un degrado al monumento fa capire. Le telecamere a protezione funzionano ottimamente «come dimostrarono - ricorda - le riprese agli incappucciati che ai primi di giugno lo imbrattarono». Ilaria Sacchettoni