Archeologia Una bella mostra a Mendrisio raccoglie statue e anfore Con l'occasione dei mondiali di ciclismo su strada che si svolgeranno a Mendrisio dal 23 al 27 settembre, il delizioso Museo d'arte della cittadina svizzera, ricavato in un ex convento, ha organizzato «Gli atleti di Zeus. Lo sport nell'antichità», una mostra nient'affatto collaterale, bensì con tutti i numeri per giocare un ruolo da protagonista. I curatori sono infatti riusciti a mettere insieme 150 pezzi di eccellente qualità, allestendoli in un percorso tematico che procede come un affascinante racconto con un prologo e un finale (la prima sala e l'ultima sala) spettacolari. Si comincia con una sfilata di sei torsi in marmo che rappresentavano l'ideale di bellezza maschile fra i quali spicca una copia romana del Discoforo di Policleto. Di fronte a essi sono collocate cinque strepitose anfore panatenaiche, ovvero decorate con scene dei giochi panatenaici, le competizioni sportive che si svolgevano ogni quattro anni ad Atene in onore della dea Atena. I vincitori ricevevano in premio queste anfore, piene di olio, che potevano essere dipinte da grandi artisti come quella, in mostra, del pittore Exekias del 540535 a.C. Il percorso prosegue raccontando, attraverso magnifiche citazioni dai classici greci (da Omero a Esiodo a Luciano) come il culto per il corpo e lo sport avessero un'origine sacra che il poeta Pindaro fa risalire a Eracle il quale dedicò al padre Zeus la fondazione del primo stadio: «Misurò per il padre supremo uno spazio sacro e fondò la festa quadriennale, con la prima Olimpiade e le vittorie». La mostra spiega poi che i giochi potevano anche essere legati a un culto funerario, come quelli che Achille dedicò all'amico defunto Patroclo e, in un'altra sezione, racconta il valore civico che rivestivano le gare: il vincitore incarnava il concetto di «kalos kai agathos», bello e buono, l'uomo che rappresenta in modo più degno la sua città-Stato. Fra i pezzi più curiosi vanno citati un disco da lancio in bronzo; una corona per i vincitori (IV-III sec. a. C.); uno splendido tripode in bronzo dell'epoca di Omero (750 a.C.), fra i premi più ambiti dagli atleti; una mano con il «caestus », primitivo guantone usato dai pugili, scolpita nel marmo in epoca romana. La rassegna si conclude con una piccola stanza dove è esposta un'unica opera: una splendida testa di Diadumeno, l'atleta che si cinge la fronte con la benda della vittoria.
Com'erano belli e buoni gli atleti ai tempi di Zeus
La mostra "Gli atleti di Zeus" si tiene al Museo d'arte di Mendrisio, Svizzera, fino al 27 settembre. La mostra raccoglie 150 pezzi di alta qualità, tra cui statue e anfore, che raccontano lo sport nell'antichità. Il percorso tematico inizia con una sfilata di torsi in marmo e si conclude con una stanza dedicata a una testa di Diadumeno. La mostra spiega il culto per il corpo e lo sport nell'antichità, legati al culto sacro e al valore civico delle gare. Tra i pezzi più curiosi vi sono un disco da lancio in bronzo, una corona per i vincitori e uno splendido tripode in bronzo dell'epoca di Omero.
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