MOSTRE Al museo Michetti di Francavilla al Mare, sul litorale abruzzese, l'esposizione del pittore Omar Galliani. Aperta fino al 25 ottobre FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) La mostra «Sguardi» di Omar Galliani che si apre sabato 12 settembre al Museo Michetti di Francavilla è ovviamente l'occasione per ripercorrere le tappe di un artista singolare, ma in questo caso ha qualcosa in più, legata al recente terremoto che ha colpito l'Abruzzo, che la rende del tutto particolare. «Nella notte a L'Aquila», grande dipinto di tre metri per due accompagnato dai 25 studi preparativi dell'opera, è l'omaggio alle vittime del terremoto (in senso anche letterale: vi sono scritti a matita tutti i nomi dei morti) che l'artista ha inteso regalare con un preciso intento. Il ricavato servirà infatti a ricostruire uno dei segni andati in rovina nella città: praticamente l'opera che ritorna all'opera. Nella mostra, circa 50 pezzi tra cui altre grandi tavole e i dodici disegni inediti dedicati a «I promessi sposi» che l'artista emiliano (è nato a Montecchio 55 anni fa) ha realizzato per illustrare l'agenda manzoniana del 2010, Galliani riporta il disegno (e i dipinti), soprattutto dei volti, alla sua struttura classica, ciò che ha creato qualche polemica in questi anni. «C'è un'anatomia dello sguardo - racconta - che non si risolve solo negli occhi. Del resto, anche nell'uso simbolico dei colori, gioco tra gli opposti. Il mio lavoro si muove tra luce e ombra anche quando non uso il nero ma il rosso, il blu, il giallo». Per il grande quadro dedicato al terremoto d'Abruzzo, praticamente il primo lascito significativo nell'arte dopo la tragedia, Omar Galliani si lascia andare alla discussione: «Ho lavorato su un grande albero d'ulivo sullo sfondo per un omaggio alla mediterraneità. L'ulivo è un tema che coltivo da qualche anno. Avevo accumulato una trentina di disegni preparatori in un viaggio in Puglia. Non sapevo bene come usarli, ma ero deciso ad utilizzarli per un grande avvenimento. La tragedia abruzzese ha sconvolto anche me naturalmente. E' da lì che è venuta l'intuizione di mettere a frutto il lavoro svolto e far diventare l'ulivo il simbolo del terremoto. Questa pianta, del resto, è quasi un'anima e si rassomiglia molto all'uomo con le sue venature nervose che si stagliano dalle radici al corpo». «Con il palmo della mano - riprende l'artista - e con le dita ho creato un'immagine bianca e farinosa che si staglia sul nero pece della notte. Sulla corteccia ho inciso i nomi di coloro che il terremoto ha portato via, uno a uno; attorno ci sono delle piccole stelle e pianeti, come se la pianta fosse unita al cielo e il cielo alla pianta». Il grande disegno pastello su tavolo è allestito in una stanza apposita lungo il tragitto espositivo: si è voluta creare quasi una mostra nella mostra per far risaltare un'altra forma di "sguardo" tra i volti dell'intera esposizione, una sorta di valore "centrale" ma nello stesso tempo riservato, e ribadire l'eccezionalità di ciò che è accaduto a L'Aquila il 6 aprile scorso. Nella stanza il quadro «Nella notte a L'Aquila» è contornato dai 25 disegni-studi preparatori dell'opera che valorizzano appieno il "tragitto" dell'autore. «Il volto porta i segni delle ferite e del tempo - conclude Omar Galliani -. Ecco perché essi non sono mai ritratti, ma nascono da un'immagine e diventano altro nel corso del disegno, si trasfigurano. Infatti, se tu lo ingrandisci, l'identità si perde e diventa un'alterità. Nell'opera dedicata ai morti del terremoto avviene una cosa simile, soltanto che il volto assume le sembianze dell'ulivo». Come è accaduto in altri terremoti (si ricordi il grande lascito artistico della straordinaria collezione «Terraemotus» voluta da Lucio Amelio e legata al sisma che colpì Campania e Basilicata il 23 novembre 1980), è certo che il quadro di Galliani farà da moltiplicatore per altri interventi artistici. La mostra resterà aperta fino al 25 ottobre prossimo.