Non accenna a fermarsi la polemica nata dal duro attacco sferrato venerdì dal ministro Brunetta contro i «cineasti parassiti». «Gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino» aveva dichiarato Brunetta «e che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato» chiedendo al collega Bondi, ministro dei Beni culturali, «di chiudere subito il rubinetto del Fondo unico dello spettacolo»«Andate a lavorare» aveva gridato Brunetta, intervenendo al convegno del Pdl a Gubbio «confrontatevi con il mercato. Questo è un pezzo di Italia molto rappresentata, molto "placida". Questa è l'Italia leggermente schifosa». Immediata la reazione dell'attore e regista Michele Placido che ha annunciato di voler querelare Brunetta per calunnia. «Il mio gesto non ha nulla di politico» ha spiegato Placido «è una questione che riguarda solo me e lui: lui mi ha calunniato e io l'ho denunciato». Per Ignazio Marino del Partito democratico: «Le parole del ministro entrano dritte in quel sistema intimidatorio che ormai ci sembra l'unico che il governo conosca. Contro chiunque sia in dissenso con l'esecutivo, come per i giornalisti scomodi, così ora con i cineasti o con gli artisti che hanno un'idea libera e non omologabile a niente. Quindi "via i fondi se non vi comportate bene", questo è il messaggio che Brunetta invia in maniera violenta a un mondo sempre più mortificato negli ultimi anni». A fianco di Brunetta scende in campo Bondi: «Desidero esprimere la mia piena solidarietà al ministro Renato Brunetta, denunciato da Michele Placido soltanto per aver espresso liberamente ciò che pensa la maggioranza silenziosa degli italiani e ciò che penso anch'io».