Pastori e casari delle montagne tra Italia e Francia questanno per la prima volta verranno a Cheese riuniti sotto un unico marchio. Unarea transfrontaliera che, sul versante italiano, scende dalla Val dAosta fino alla Liguria e che coinvolge in tutto due Stati, cinque regioni e otto province. Quindici diverse istituzioni ma un unico territorio. Un confine in mezzo, ma le stesse esigenze, lo stesso potenziale. È la storia di tante zone considerate depresse perché soggette a forte spopolamento: dure da camminare, coltivare e vivere; territori che negli ultimi decenni sono rimasti praticamente abbandonati a se stessi, ma salvati da pochi eroici contadini e pastori. Oggi queste montagne chiedono la nostra attenzione non soltanto per i grossi problemi che si trovano ad affrontare, ma perché sono luoghi poco toccati da ciò che chiamiamo comunemente progresso o ricchezza. Arretrati e marginali, si penserebbe, ma proviamo a cambiare prospettiva: vediamo come quel progresso mancato sia diventato conservazione del paesaggio, della memoria e del savoir faire, altrove spariti; quella mancata ricchezza in denaro si sia tradotta in abbondanza di umanità, cultura, natura e conseguenti eccezionali frutti della terra, che hanno, opportunamente valorizzati, un potenziale economico. Bisogna far capire limportanza che hanno i malgari, i pastori, le greggi, i formaggi; la biodiversità che decide gusti unici e orienta tecniche favolose. Eroi, dicevamo, anziani quasi eremiti o giovani che sono ritornati alla terra, cercando con essa quasi una sorta di riconciliazione. Custodiscono questi territori e i loro boschi, li proteggono dagli incendi e dal declino svolgendo una funzione ecologica utile a tutti noi. La qualità del loro formaggio è irripetibile; perché ogni pascolo ha le sue erbe, e in quota i sapori sono più intensi e profumati. Non solo la poesia di paesaggi mozzafiato e di vite estreme, cè anche leconomia, quella micro-economia locale senza la quale il territorio subisce tutte le distorsioni che la fast life ha saputo dispensare: perdita del bello, del buono, del savio, di porzioni intere di terra. Se è difficile biasimare chi quelle terre ha abbandonato per rifuggire la vita grama dei propri padri, tanto più bisogna aiutare chi ne ha raccolto leredità. I prodotti vanno pagati più di quelli ottenuti a valle, o in pianura, perché costano più fatica. La montagna deve tornare a essere viva, con una nuova socialità, nuove opportunità garantite da mezzi di comunicazione e trasporto. Restando dove sono ci hanno insegnato molto, bollandoli come arretrati non abbiamo compreso limportanza e la modernità di ciò che stanno realizzando. È tempo che la loro bravura sia premiata e possa essere desempio; spesso è sufficiente fare il piccolo sforzo di conoscere le loro storie, che poi sono tutte nei loro prodotti. Non banali formaggi, non banali mieli, ma capolavori degni di una cattedrale.