Le Piedigrotte napoletane sono tante: dalla devozione dei pescatori per la statua della Madonna, alla celebrazione del potere borbonico nella parata dei corpi militari e dei dignitari di corte, dalla evocazione di riti della fertilità legati alla Crypta Neapolitana e allo scarpunciello offerto alla Madonna dalle neo spose con la preghiera di rimanere incinte. La Piedigrotta che conosco meglio è quella fin de siècle, vale a dire quella reinventata dalleditoria musicale napoletana per diffondere velocemente ed efficacemente le canzoni nuove. vvenne in unepoca in cui la riproducibilità tecnica del suono e le tecnologie di telecomunicazione erano ancora da venire. Quella festa era il momento in cui decine e decine di investitori privati (editori, giornali, grandi magazzini, stabilimenti balneari, teatri, caffè, alberghi, ristoranti) napoletani, "italiani" e stranieri come la Poliphon Musikwerke di Lipsia, bandivano concorsi (per le canzoni, per i carri, per le esposizioni di frutta, per le luminarie), nominavano giurie, assoldavano pianini, orchestre, posteggiatori, divi e divine del teatro e del cafè chantant, organizzavano premiazioni, audizioni, sfilate, concerti. Era anche loccasione per la quale treni speciali riversavano in città frotte di gitanti curiosi, che andavano a unirsi ai turisti che affollavano le terrazze di caffè e alberghi. Il Mattino del 6 settembre 1909 annunciava larrivo in città di oltre 500 mila persone. La festa era, insomma, il momento in cui si delineava il "circolo virtuoso" di una produzione culturale legata al territorio che riusciva ad attirare investimenti (anche da fuori città) e turisti. Ben diversa la Piedigrotta laurina, che delinea tuttaltro modello. La produzione culturale napoletana - la canzone, ma anche il cinema - sono ormai un "genere" fra altri prodotti a Roma o a Milano. Il Festival di Napoli nasce nel 1952 avendo al suo centro interessi economici ormai quasi sempre lontani dalla città, e si salda allindustria culturale nazionale attraverso la radio, la televisione, i rotocalchi nazionali, i cineromanzi e i fotoromanzi. In più, non rappresenta una occasione di introiti turistici diretti perché, radiofonico e televisivo, si può seguire "da casa". La Piedigrotta rientra così nelle Feste di Napoli, enormi contenitori in cui si trova di tutto: dalla Primavera Napoletana della Prosa alle feste del Monacone e della Madonna del Carmine; dalle regate, le sfilate di moda, i concorsi ippici, i rally, fino alla Piedigrotta. Per attrarre turismo e prolungare i soggiorni. Nellepoca segnata dalla figura del Comandante Lauro, non è la produzione culturale ad assicurare al territorio il vantaggio competitivo nel mercato turistico. Al contrario, si organizzano, con soldi pubblici, manifestazioni ed eventi "culturali" in funzione di promozione turistica. E la "rinata" Piedigrotta? Elton John e Geraldine Chaplin sono coerenti con lanima e lo spirito della festa? Come detto, le Piedigrotte sono tante. Possono esserci presenze "giuste" o "sbagliate"? Tra laltro, stiamo parlando di una manifestazione promossa, con fondi regionali, dallEpt. E, dunque, di politiche turistiche. Alle quali si può al massimo chiedere quale sia il target al quale si destinano. E considerare se siano consonanti con lofferta complessiva del territorio (così come dovrebbe essere per innalzare una "permanenza media", oggi persino più bassa che nel 1985). Personalmente non amo la commistione fra politiche turistiche e culturali. Penso sia più conveniente sostenere e promuovere stabilmente, affidabilmente e in maniera trasparente la produzione culturale, la cui "buona salute" spanderà esternalità positive ad altri settori. Ma ci sono altre opinioni. Quelle che vedono ad esempio negli eventi culturali linnesco di "effetti moltiplicatori". Nonostante recenti critiche (soprattutto al frequente ricorso a lavoro artistico e tecnico non residente, che "esporta" risorse verso i luoghi dove il mercato è meglio sviluppato), questa scuola di pensiero ipotizza un circuito economico per cui i residenti, attraverso le imposte, finanziano gli enti locali, i quali utilizzano una parte delle imposte per finanziare eventi. Questi attirano turisti, il che crea maggiori entrate e lavoro a beneficio dei residenti. Ovviamente ciò presuppone "maggiori introiti". In parole povere: turisti che, in mancanza dellevento, non avrebbero visitato la località. La "nuova Piedigrotta" come politica turistica va dunque valutata, in prima istanza, adoperando i dati degli arrivi e delle presenze dei mesi di settembre, comparati con le medie annuali e le serie storiche. E considerando il "tasso di moltiplicazione" degli investimenti. Se poi proprio volessimo parlare di cultura, mi piacerebbe esprimermi sui suoi rapporti con la politica, così come appaiono nel "sistema" degli eventi (e, aggiungerei, delle fondazioni) che governa la nostra vita culturale. Ma è un altro discorso.