Il marchese Pancrazi allarmato per il perdurare della siccità che mette a rischio la raccolta «Un'altra tegola dopo i germogli delle viti mangiati dai cervi» Cercasi vero pellerossa per danza della pioggia". Ancora non è arrivato a tanto, ma se non pioverà entro la prossima settimana sarà davvero un guaio per il marchese Vittorio Pancrazi costretto a ricorrere all'aiuto più impensabile per dare linfa vitale alle radici dei ulivi della Tenuta di Bagnolo. Anche sulle pendici del Monteferrato, come in quasi tutta la Toscana, non piove con abbastanza intensità e così a lungo da rinfrescare al meglio le piante arse dal sole implacabile in questa fine estate. «Ho telefonato anche al professor Marracchi, massimo esperto in questo campo, ma mi ha confermato che la raccolta delle olive è a rischio non solo per la mancanza d'acqua, ma anche per i "colpi" di calore troppo intenso che hanno caratterizzato lo scorso mese di agosto» riferisce Pancrazi, che ha ricordato come alcuni agricoltori di Montemurlo sia già ricorsi alla "preghiera" della pioggia, in uso dal lontano Medioevo fino agli anni '50 quando i canonici sfilavano fra le viti e gli uliveti ad invocare la pioggia per combattere la siccità. «Non bastavano i cervi e i daini a mangiare i germogli delle viti, che hanno ridotto del 10 la raccolta del Pinot nero, ora hanno preso di mira i cipressi del viale della villa, tra l'altro notificato dalla Sovrintendenza. In compenso sono arrivati i risultati delle analisi davvero molto confortanti sulla qualità dell'annata 2009» continua amareggiato, sperando di imbottigliare al meno 10 mila bottiglie, oltre a 1500 di riserva. Quest'anno inoltre la Tenuta di Bagnolo tornerà ad offrire sul mercato anche il rosato, molto apprezzato da una fetta di consumatori che ne apprezzano l'abbinamento con il pesce e i salumi. «Riguardo al mercato estero, stanno arrivando riscontri molto positivi dalla clientela russa, che non bada a spese sul vino di qualità, mentre il mercato degli Stati Uniti risente del crisi mondiale e sta molto attento ai prezzi» spiega il marchese Pancrazi, ancora deciso ad investire, reimpiantando nuove barbatelle sul terreno della "vigna dello sbaglio", dove 40 anni fa fu impiantato per errore del vivaista pistoiese il pinot nero invece del sangiovese. Proprio grazie a questo involontario errore nacque il celebre Pinot nero di Bagnolo.