«Le reti bibliotecarie sono costituite in tutte le province toscane e la loro utilità è sotto gli occhi di tutti: mi pare sbagliato gettare discredito su questa esperienza toscana d'avanguardia». È l'assessore toscano alla cultura, Paolo Cocchi, a fare una precisazione davanti a una polemica politica sollevata dal gruppo consiliare del Pdl al Comune di Pisa. Polemica relativa dell'adesione alla rete provinciale "Bibliolandia" che, in base ai contenuti della legge toscana sulle biblioteche, serve per mettere insieme le biblioteche e gli archivi di una decina di Comuni dell'area pisana, sia per abbattere i costi che per aumentare i servizi. «Non è mia intenzione intervenire in questioni interne al consiglio comunale di Pisa - precisa Cocchi - ma vorrei solo chiarire, per completezza d'informazione, alcune questioni che riguardano le reti documentarie locali». Premesso che questo è un preciso strumento previsto da una specifica legge regionale, la 351999, e che le reti «tutto sono fuorché l'ennesimo carrozzone», l'assessore toscano spiega che «le reti non hanno né dirigenti, né assemblee, né consigli e non pagano gettoni. Altro non sono - prosegue Cocchi - che momenti di coordinamento tecnico a partire dall'ovvia considerazione che se si collabora, se ci si prestano libri e si cataloga una volta sola, se si coordinano gli acquisti di libri e riviste, se si fa insieme la promozione della lettura, tutto ciò rende ai cittadini un servizio migliore e più efficiente». È proprio per questi scopi - conclude l'assessore alla cultura - che la legge regionale prevede «sostegni finanziari alle reti e non alle singole biblioteche».