Il sindaco liquida lidea di una consultazione preventiva sulla cessione del complesso del MengoniDe Corato appoggia loperazione, ma intanto si riparla di tagli allassistenzaSalvini, Lega, si dissocia: "Non stiamo parlando di un palazzo di Quarto Oggiaro" «Cosa ne pensano ai milanesi labbiamo già chiesto, e abbiamo preso quasi mezzo milioni di voti». La liquida così, Gabriele Albertini, quella levata di scudi dellopposizione contro lipotesi di vendere la Galleria. Di fare un referendum in argomento, ma chi ci pensa? La tesi del sindaco è sempre la stessa, e dice: «Le dimissioni di patrimonio erano già presenti nel programma elettorale del 1997». Eppure anche nella sua maggioranza cè la Lega che condivide lidea del referendum, perché «bisogna interpellare i cittadini prima di prendere una decisione di questo tipo». Parole del capogruppo leghista in Consiglio Matteo Salvini. Per il quale è chiaro che «non si tratta di un palazzo di Quarto Oggiaro».Anche in un pezzo della maggioranza, dunque, nessun entusiasmo. Del resto lo stesso assessore leghista al Demanio, Giancarlo Pagliarini, ricorda che finora si era parlato solo di dare in concessione a una nuova Spa, da costituire e quotare in borsa per far entrare privati, tutti gli stabili di pregio del Comune. Ma poi «se si vuole anche vendere, perché no? Si può fare. Ma con un vincolo però». Ovvero? «Se si vende, un minuto dopo bisogna reinvestire tutto in beni di qualità e durata, e le metropolitane non sarebbero tra questi».La Lega dunque ipoteca il tutto. Il vicesindaco Riccardo De Corato allopposto è «perfettamente daccordo sulla vendita della Galleria». Non si nasconde, De Corato, che «non sarà un procedimento che potremo fare dalloggi al domani» ma si può studiare come arrivarci. E se in Galleria oggi ci sono le sedi di tante associazioni non profit, quelle continueranno ad avere una sede dal Comune. Ma attenzione: «Non è detto che la sede sia in Galleria, possono anche spostarsi in una zona semicentrale».Già, adesso il problema è capire come realizzare loperazione. «I maggiori investitori del settore immobiliare sono interessati allargomento», dice il sindaco. Conferma che loperazione immobiliare più importante della storia di Milano non è una battuta dagosto. Che non sarà facile però, Albertini lo sa bene. Loperazione Galleria è tutta da inventare e sarà il compito del dopoferie. Ma ci sono i problemi di portafoglio, le casse vuote per nuovi investimenti. E dunque, vendere i gioielli di famiglia sarà studiato per trovare soldi freschi per le grandi opere. Non solo in Galleria, certo. Lassessore alla Sicurezza Guido Manca, ad esempio, ricorda che cè una scuola elementare in via della Spiga. Il Comune è proprietario dellintero complesso, e «solo a vendere quello si farebbero direi un 150 miliardi di vecchie lire».Trovare soldi per le grandi opere, ecco la missione che si dà la giunta per lautunno. Ma anche risparmiare sulla spesa corrente. Da settembre si dovrà stendere il nuovo bilancio, e che sarà allinsegna dellausterity non se lo nasconde nessuno. Neppure il sindaco. Che ieri non ha potuto escludere anche sacrifici per settori fondamentali come quello degli anziani. Tagli in vista? «Contiamo di tenere sotto controllo la spesa destinata ad altre funzioni meno essenziali di questa, e quindi probabilmente non sarà così - risponde Albertini - . Però i conti devono quadrare e dovremo fare riflessioni su tutto il bilancio. I servizi sociali comunque avranno una priorità». Parole dette in piazza del Cannone, al tradizionale pranzo del 14 agosto offerto gratis dal Comune agli anziani milanesi. Un boom di presenze: lanno scorso erano stati distribuiti 850 pasti, ieri sono stati 1200. E anche al centralino del Pronto intervento anziani, registrano unimpennata con già 6400 chiamate nelle due settimane dagosto.