Ristrutturati tetto e intonaci, ma preoccupano le fondamenta Festeggiamenti oggi per la fine dei lavori; ora servono altri fondi contro il pericolo-umidità «PER fortuna sono arrivati 450mila euro dalla Fondazione Carisbo a coprire le spese di restauro del tetto e degli intonaci interni della Chiesa del crocifisso e della cripta. Ma questo lavoro, fondamentale, nel giro di pochi anni potrebbe essere annullato se non si trovano i fondi per intervenire sulle fondamenta che trasudano umidità fino a 15 metri di altezza». E questo il grido di allarme che dom Ildefonso Chessa (nella foto a fianco) rilancerà oggi alle 16 in occasione della presentazione di lavori di recupero della Basilica di Santo Stefano. Una piccola festa a cui parteciperanno, tra gli altri, il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco, il provicario generale della diocesi bolognese mons. Gabriele Cavina, i direttori dei lavori e, come ci si aspetta, molti bolognesi che seguono con apprensione le vicende del complesso olivetano. «Lattenzione è sempre grande. In tanti a parole sono solidali ma quando si deve scendere nei particolari si fa fatica a tirare fuori anche un euro. Ad esempio, avevamo avviato un corso di restauro di libri antichi anticipando 18mila euro, ma lente che si era detto disponibile a finanziarlo alla fine non ci ha mai dato nulla. Il Ministro Bondi ha già annunciato che non ci sono soldi per aiutarci ma gli stanziamenti per sostenere progetti delle Soprintendenze ci sono. I muri della Basilica sono una proprietà della curia ma il complesso è un patrimonio che appartiene alla collettività». Un tesoro fortemente intaccato dallusura e dalle muffe che potrebbe essere risanato con interventi per 2milioni e mezzo di euro. «Con quella cifra saremmo al sicuro per diversi anni. Il problema dellumidità che sale dalle fognature è complesso, perché i condotti sono interrati sotto i pavimenti, ma mette a rischio opere darte, come il dipinto di «San Gerolamo», della scuola del Francia, che fortunatamente un privato si è offerto di restaurare. Poi ci sono tutti gli infissi in legno, oramai marci, che hanno bisogno di un recupero particolare, e la parte esterna del presbiterio della Chiesa del crocifisso, il così detto «Cappellone», ha gli intonaci deteriorati che si staccano». Dom Chessa ricorda poi come la «provvidenza» (ovvero tanti privati cittadini) aiuti a coprire le spese di gestione ordinaria del monastero, 14mila euro al mese, ma non perde la speranza di attivare sensibilità «più importanti». «La Confedilizia, di cui sono assistente spirituale, ha raccolto lappello che avevo lanciato ad agosto e so che qualcuno ha già risposto. Poi, spero di costituire nei fatti, entro dicembre, la Fondazione Amici di Santo Stefano che ha già attirato lattenzione di importanti aziende bolognesi che potrebbero concorrere alla manutenzione e alla promozione della Basilica».