Sul lungomare Obbligo disposto dal Tar nella fascia « entro i 300 metri dal mare». Il vicensindaco: «Confidiamo nel Consiglio di Stato» Jesolo, per la Soprintendenza sono senza autorizzazione e abusivi I costruttori: «Richieste di risarcimento milionarie al Comune» Trecento ordinanze di sospensione lavori nei cantieri della zona più ricercata di Jesolo. Si fermano le torri firmate dalle archistar e i progetti di spostamento di una finestra o di ampliamento del bagno di casa. Tutti lavori partiti senza l'autorizzazione paesaggistica pur essendo in zona tutelata. Dunque abusivi. E' il risultato del braccio di fetto tra Comune e Soprintendenza, che ha visto sconfitta l'amministrazione al primo round al Tar. Jesolo annuncia il ricorso al Consiglio di Stato ma deve fermare i cantieri e ora rischia di vedersi recapitare richieste di risarcimento danni milionarie da parte dei proprietari che hanno iniziato i lavori forti delle autorizzazioni comunali. Alcuni costruttori sarebbero già pronti a mobilitare i legali per recuperare le perdite causate dal blocco cantieri in tempo di crisi. Il nodo Dopo mesi e mesi di braccio di ferro tra il Comune e la Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali di Venezia, nella Jesolo in pieno boom urbanistico la paralisi edilizia si manifesta in tutta la sua gravità. Perché il Tar del Veneto, con una sentenza dello scorso 26 giugno, ha confermato che la fascia compresa entro i 300 metri dal mare è soggetta al vincolo paesaggistico. Ciò significa che ogni intervento edilizio all'interno, dal nuovo edificio all'installazione di una tenda da sole, deve ottenere l'autorizzazione paesaggistica. Come prevede la legge Galasso del 1985. Ma tecnici e amministratori comunali di Jesolo ritengono che le zone «urbanisticamente compromesse», come quella in questione compresa tra l'area dell'ospedale e piazza Marina, debbano essere escluse da tale vincolo. In seguito alla sentenza del Tar, il Comune ha tuttavia dovuto correre ai ripari, inviando 300 ordinanze di divieto a continuare i lavori per gli interessati, che li avevano iniziati prima del 26 giugno all'interno della cosiddetta «fascia B». Bloccati 300 cantieri ma in particolare le torri che nasceranno dagli hotel Thaiti, Sanremo-Parioli, Sorriso, London-Tritone, Terramare e la torre in piazza Marina (edificata sino al decimo piano su venti previsti). Le reazioni «E paradossale sbotta il vicesindaco Valerio Zoggia per anni è sempre andato tutto bene poi, a settembre 2008, la Soprintendenza ha inviato una lettera che imponeva l'obbligo dell'autorizzazione paesaggistica. Ora non ci restano che tre soluzioni: trovare una conciliazione durante il tavolo tecnico tra Comune e Soprintendenza, attendere il giudizio del Consiglio di Stato a cui abbiamo già ricorso, o aspettare l'accordo Stato-Regioni sul piano paesaggistico, in cui sarà tolto quel vincolo. I tempi purtroppo non saranno brevi ». L'amministrazione comunale di Jesolo è convinta che il nodo della vicenda sia dovuto ad un'errata interpretazione del piano regolatore dove, all'atto dell'approvazione, l'area di ricomposizione alberghiera (esclusa dai vincoli paesaggistici) è stata definita come «area B», e dunque non riconosciuta come area urbanisticamente compromessa. Posizione che però non convince né la Soprintendenza e neppure il Tar. Chi non ha dubbi sono invece i costruttori, alcuni dei quali starebbero preparando richieste di risarcimento milionarie al Comune. «Io sono certo di un fatto, se ci fosse stato maggior coordinamento tra Sorpintendenza e Comune tutto questo non sarebbe successo commenta il direttore dell'Associazione nazionale costruttori edili di Venezia, Antonio Vespignani . La questione ora è estremamente grave. Perché un conto è bloccare un progetto in fase di redazione, altra cosa è fermare lavori in corso d'opera creando danni economici tutt'altro che trascurabili. E per giunta in tempi di crisi sia per le imprese che per i lavoratori. Attendiamo la sentenza del Tar e poi decideremo il da farsi ». La scheda La storia Lo sviluppo di Jesolo inizia negli anni Novanta, quando il Comune affida al giapponese Kenzo Tange il compito di redigere un Master plan che ridisegnasse il volto della località. Oltre a cinque grandi parchi commerciali nei punti di accesso a una city beach che vive tutto l'anno, di cui due già eretti, la filosofia del master plan prevede una ricomposizione degli spazi verso l'alto. Cioè l'accorpamento di volumetrie di vari edifici per svilupparle sottoforma di torri, liberando spazi a terra e sul mare. Il Comune ha poi deciso di affidare la progettazione delle nuove torri a degli archistar. I più grandi progetti previsti sul litorale sono 23, di cui alcuni già visibili: la prima ad essere stata inaugurata è stata Torre Aquileia di Carlos Ferrater, poi ci sono il Villaggio di Richard Meier e, entro fine anno, le torri gemelle in piazza Drago. L'alt La ricomposizione spaziale per la creazione di nuove torri ha tuttavia prodotto innumerevoli cantieri nella zona centrale del litorale, che il Comune ritiene «urbanisticamente compromessa», dunque esclusa da vincoli ambientali. Il 28 settembre 2008 la Soprintendenza di Venezia ha però comunicato all'amministrazione che anche quell'area è vincolata da tutele paesaggistiche. E' nato così un braccio di ferro tra i due enti, che ha portato alla paralisi di 300 cantieri e varie torri, compresa quella di piazza Marina al decimo piano (su venti previsti). Il Comune ha fatto ricorso al Tar, che ha confermato la presenza del vincolo paesaggistico su tale area, allora si è rivolto al Consiglio di Stato, di cui attende il pronunciamento.