La polemica «Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Paese ed è quello che si vede in questi giorni alla Mostra del cinema di Venezia». L'attacco non poteva arrivare più puntuale. Alla vigilia di un verdetto della Mostra del cinema che si annuncia ancora una volta poco generoso per i film italiani - e in particolare per Medusa, che in Baarìa aveva scommesso parecchio - il ministro della Pubblica amministrazione e innovazione, Renato Brunetta, si scaglia contro un certo tipo di cultura, contro i «cinematografari» che prendono milioni di euro per i loro film e «incassano pochi euro», contro i «parassiti dei teatri lirici, i finti orchestrali che si fanno un'orchestra, suonano poco e poi vogliono i sussidi pubblici, a questi dico: a lavorare. Bondi, chiudi al più presto i rubinetti del Fus, prima lo fai meglio è». Uno strale lanciato dalla scuola per la pubblica amministrazione di Gubbio. Le critiche indirette - alla Biennale non sono però piaciute a Franco Miracco, portavoce del governatore Galan e consigliere d'amministrazione della Biennale: «Sbaglia il ministro Renato Brunetta nel far di ogni erba un fascio - ha detto Miracco - cioè nel criticare da una parte gli aspetti corporativi e parassitari di una certa organizzazione del sistema culturale pubblico nel nostro Paese, ma chiedendo dall'altra la fine di ogni forma di sostegno ad attività artistiche e culturali che altrimenti non avrebbero possibilità alcuna di sopravvivere. In Italia, di sicuro non per colpa dei governi di centrodestra, la cultura non è nelle condizioni di vivere senza l'aiuto pubblico. In Veneto ben si è operato in questo senso, se solo si pensa all'Arena di Verona e al Teatro La Fenice di Venezia, ma anche alla Biennale». S.D'A.