C hissà se il Forum delle Culture potrà offrirci una Napoli migliore. L'appuntamento è per il 2013. Quaranta mesi nel corso dei quali, lo ha annunciato il Comune a fine agosto, si dovrebbe «riqualificare» il centro storico, impiegando 220 milioni di fondi europei. Come accade di fronte a programmi e prospettive credo si debba valutare quanta distanza intercorre tra il desiderabile e il possibile. Nulla è più desiderabile che vivere in una Napoli migliore; mostrare al mondo una città più attraente della odierna. Ma viene da chiedersi: il problema è Napoli, intesa come struttura urbana con vasti ambiti che architetture e monumenti connotano come storici? O non piuttosto maggior problema sono i napoletani? Quelli che abitano rioni centrali che esibiscono la nobiltà della storia ma anche la miseria di anarchia urbanistica e degrado edilizio? E quelli che abitano a ridosso dell'area centrale, nei rioni di espansione novecentesca, o nella disordinata periferia che, superati i confini comunali, dilaga in una informe area metropolitana inglobante tutti o quasi i comuni della provincia e non pochi delle province adiacenti? Il problema (e il desiderio!) di una «Napoli migliore » s'incrocia, dunque, col problema di migliorare i napoletani, in un intreccio non districabile di cause ed effetti. Quanto di questo desiderabile obiettivo può rivelarsi anche possibile? I comportamenti pubblici e privati osservabili nell'arco temporale dell'ultimo decennio (e non solo!) inducono al pessimismo. Sul fronte dei comportamenti sociali, a mali antichi, come criminalità organizzata, illegalità diffuse, inesistenza di cultura civica, s'aggiungono innumerevoli, recidivanti episodi di microcriminalità giovanile. Preoccupante segnale. Quale futuro per una comunità che non può riporre speranze di riscatto neppur nei suoi componenti più giovani? Una realtà complessa e difficile. Non sembra che quanti tale realtà abbiamo eletto a governare in sede locale, regionale, ma anche nazionale abbiano finora mostrato di saper operare in modo efficace. Dai programmi enunciati per offrire una Napoli migliore al Forum del 2013 non ci si potrà aspettare nulla di più che miglioramenti estetici di pregevoli siti urbani oggi degradati. Sarebbe già confortante vedere, fra quattro anni, restituiti a decoro e a sicurezza siti come i Decumani, Costantinopoli, le area museali. Purché, intorno a progetti che, presumo, dovranno incidere anche su strutture edilizie e viarie, non emergano paralizzanti diatribe, più o meno alimentate da interessi di parte, tra esperti veri e presunti. Diatribe che fanno di Napoli la sola città europea che dal dopoguerra è privata di ogni positiva esperienza di rinnovo urbano. Qualche avvisaglia già la si avverte. Un «archistar» come Fuksas ha ammonito a «non disperdere l'umanità dei vicoli». Diamogli atto di buona volontà. Ma dubito che sappia qualcosa degli atavismi cittadini che di tale «umanità» fanno un drammatico nodo sociale da almeno cinque secoli. Trasfigurato, certo, nelle pagine di Giuseppe Marotta. Ma interpretato più verosimilmente in quelle di Viviani e Rea. O dalle cronache quotidiane dei nostri giornali.
FORUM DEL 2013. citta' migliore. sogni e realta'
Il Comune di Napoli ha annunciato che il Forum delle Culture potrà offrirci una Napoli migliore nel 2013. Il progetto prevede l'impiego di 220 milioni di fondi europei per riqualificare il centro storico. Tuttavia, si deve valutare se il desiderabile è realmente possibile. Il problema non è solo la struttura urbana, ma anche i napoletani, che abitano rioni centrali con miseria e degrado edilizio, e quelli che abitano a ridosso dell'area centrale. I comportamenti pubblici e privati osservabili nell'arco temporale dell'ultimo decennio inducono al pessimismo. Non sembra che i governanti abbiano mostrato di saper operare in modo efficace.
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