Casertavecchia Maietta (Pro Loco): situazione disastrosa Lo aveva dichiarato al Corriere del Mezzogiorno e Maria Carmela Caiola, presidente di Italia Nostra, ha mantenuto la parola promuovendo, d'intesa con Domenico Maietta, presidente della Pro Loco di Casertavecchia, un summit fra le associazioni casertane. Sul tappeto, un solo argomento: lo stato di degrado del borgo medievale. La riunione, quasi in concomitanza con la chiusura del Settembre al Borgo, ha avuto l'opportuno significato di smentire il detto popolare del «passata la festa, gabbato lo santo». In questo caso il borgo, annualmente proposto all'attenzione di visitatori interessati alla manifestazione di arti varie, occasionalmente oggetto di una 'spolverata', una risistematina come si fa in casa all'arrivo di ospiti inattesi, e poi per il resto dell'anno abbandonato a se stesso. Qui le attività edilizie non sono mai per riparare, mantenere, restaurare e recuperare; casomai sono per continuare la costruzione di nefandezze di cemento che ormai sono a ridosso delle antiche mura. Già alle ultime rampe di accesso sono ben visibili i tetti ed i loggati di costruzioni che vanno cancellando il belvedere. «Il problema è culturale ha ribadito la presidente di Italia Nostra nel senso che alla base di guasti che si vanno mantenendo e ulteriormente perpetrando a danno di un inestimabile patrimonio di antichità, c'è assoluta mancanza di cultura». Ai rappresentanti delle associazioni culturali il presidente della Pro Loco, Maietta, ha ricordato in una relazione i guasti maggiori sofferti dal borgo e dai suoi abitanti: le infiltrazioni d'acqua sia nell'abside del duomo che sugli affreschi dell'antica chiesa di San Rocco, l'abbattimento dell'antica Porta Sant'Andrea, l'assedio di automobile in piazza della cattedrale. Le associazioni si riuniranno a fine mese con la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni, dell'amministrazione comunale e della Soprintendenza soprattutto. All'attenzione dell'assemblea sarà portato un dossier completo sullo 'stato dei luoghi', ovviamente da riportare a ben diverso stato. L'iniziativa di Italia Nostra e della Pro Loco va incoraggiata, non si possono accendere i fari sul borgo medievale per le sole manifestazioni settembrine o natalizie. Ci sono guasti che il Corriere del Mezzogiorno ha sottolineato in più occasioni, nessuna primogenitura da rivendicare ma la costanza sì. Non si ritiene sia segnalazione da 'pelo nell'uovo' la bruttura dell'organo a canne di alluminio con cui il parroco ha inteso 'abbellire' l'austera abside del duomo, prima ricchissima del solo Crocifisso ed oggi impoverita dalla inutile sovrapposizione. E che dire dell'insegna che un tempo indicava l'ufficio postale e che oggi 'commemora' lo stesso ufficio che non c'è più deturpando la prospettiva del campanile?