Alla Sagrestia del Bramante e alla Pinacoteca Ambrosiana 45 fogli «bellici» dal Codice Atlantico Entro il 2015 esposti i 1119 disegni: ogni tre mesi nuovi lotti e nuovi temi F osse stato per il barone di Ottenfels incaricato dall'Austria, sotto il cui mandato era tornata la Lombardia, di recuperare i beni artistici requisiti da Napoleone, il codice Atlantico sarebbe rimasto a Parigi. Il barone aveva infatti scambiato la grafia di Leonardo (ribaltata da destra a sinistra e dunque leggibile con uno specchio) per caratteri cinesi. Per fortuna lo scultore Antonio Canova, commissario più saggiamente scelto dal Papa per recuperare i tesori dello Stato Pontificio, lo rimise sulla strada giusta e parte dei manoscritti sequestrati all'Ambrosiana nel 1796 riuscirono così a tornare a Milano. Vicende travagliate Era solo l'ultima delle travagliate vicende occorse ai fogli lasciati da Leonardo da Vinci all'allievo Francesco Melzi al momento della morte nel castello di Cloux, ad Amboise, il 23 aprile 1519. Per riassumere quella lunga storia, qui basterà ricordare che il codice Atlantico si chiama così per il grande formato, da «atlante», dei suoi fogli incollati in quella maniera non da Leonardo, ma da Pompeo Leoni, figlio di Leone, scultore favorito di Filippo II di Spagna. Pompeo Leoni scompaginò i codici leonardeschi ottenuti dagli eredi del Melzi e li ricompose in una sequenza arbitraria che non fu più modificata, nemmeno quando i monaci di Grottaferrata, negli anni '60, rilegarono i fogli in 12 volumi. Ora l'Ambrosiana ha deciso di tornare alla sfascicolatura delle singole pagine e questo permetterà non solo di prestarle e studiarle più facilmente (prima dovevano viaggiare a gruppi di 100110 per volta), ma anche di esporle con più libertà. Così, approfittando dell'occasione, da qui al 2015 i 1119 fogli del codice Atlantico verranno tutti esposti al pubblico in gruppi di circa 45 per volta, con una rotazione ogni tre mesi. Le mostre saranno sempre divise fra le due sedi dell'Ambrosiana (nelle stanze del piano terra dove sono stati trasferiti dalla Pinacoteca alcuni quadri di maestri leonardeschi e il Musico, dipinto attribuito allo stesso Leonardo) e della sacrestia del Bramante, nel chiostro della chiesa di Santa Maria delle Grazie il cui ex refettorio è affrescato con il Cenacolo di Leonardo. I fogli saranno ogni volta raggruppati per temi: si comincia con i disegni su «Fortezze, bastioni e cannoni»; seguiranno poi «La biblioteca, il tempo e gli amici di Leonardo », «L'architettura e l'urbanistica. Le feste e gli apparati» e così via per altri 24 appuntamenti. Consigliamo dunque di scegliere con cura il tema poiché il costo del biglietto non incentiva certo più di una visita. Se infatti passare un'intera giornata al British Museum di Londra non vi costa nulla e al Louvre spendete 9 , per vedere 45 fogli del codice Atlantico dovete sborsare 21,50 euro (compreso il diritto di prevendita). Nemmeno con il ridotto c'è da stare allegri: per i minori di 18 anni e i maggiori di 65 il prezzo è di 16,50 . Giorgio Ricchebuono, presidente della Fondazione Federico Borromeo, ha promesso di rivedere le gabelle di prevendita, ma ha ribadito che il costo è legittimato dal desiderio di un ritorno economico che finanzi le attività di conservazione del patrimonio dell'Ambrosiana. Resta il fatto che difficilmente questa diventerà una mostra per famiglie (papà, mamma e due figli pagano 76 ). Si vedranno molto di più i turisti e siamo pronti a scommettere che le 70mila presenze raggiunte in un solo mese e mezzo per i due fogli di Leonardo esposti con ingresso libero a Palazzo Marino fino allo scorso 31 agosto, non si ripeteranno.