altra italia Biblioteca SOPRA LE MACERIE Una settimana di lavoro, un imprenditore che sulla fiducia ha fornito materiali, una polisportiva di rugby, dieci lavoratori portuali genovesi, un gruppo di vigili del fuoco di Ancona. Così è nata BibliPaganica, 65 mq di cultura nel paese devastata dal sisma PAGANICA (AQ) BibliPaganica con i suoi 65 metri quadri finalmente esiste. L'edificio di bioarchitettura con pannelli solari e senza barriere architettoniche è fatto di una sala per la lettura, una stanza con due letti di fortuna e un bagno e oggi ospita un polo d'informazione indipendente, il ciclostile col quale si stampa una delle newsletter dei comitati delle tendopoli «Sollevati Abruzzo» e un osservatorio sulla legalità promosso da Libera che contiene anche la memoria storica delle speculazioni edilizia degli anni precedenti al terremoto. Mancano i computer e qualche scaffale, ma i libri della biblioteca destinata a ragazzi e bambini in parte ci sono, tanti ne stanno arrivando donati da diverse case editrici ed entro settembre saranno catalogati. BibliPaganica è nata come un fungo in cinque giorni, a tempi record, in uno dei municipi del Comune dell'Aquila più colpiti dal sisma del 6 aprile scorso ed è stato un progetto costruito dal basso, il primo in Abruzzo creato dalla società civile e voluto dagli abitanti. La biblioteca è nata mettendo insieme un imprenditore che fa biostrutture e ha fornito i materiali sulla fiducia, una polisportiva locale di rugby che ha dato il terreno e si è attivata insieme al municipio di Paganica presso il comune dell'Aquila. A fare i muratori e falegnami ci sono stati tanti singoli, tra cui otto lavoratori portuali genovesi che con i vigili del fuoco di Ancona hanno tirato su l'edificio. A veicolare il tutto e far incontrare i vari attori c'è di mezzo un redattore di Left-Avvenimenti, Pietro Orsatti e anche Liberainformazione, Narcomafie, Terra, Antimafia Duemila, la redazione di Report e siti come Dazebao.org e altre realtà editoriali che stanno facendo conoscere l'iniziativa e raccolgono fondi. Il sottotitolo è: «Per non rimanere prigionieri del terremoto». «È stata un'esperienza particolare - racconta Orsatti - ci siamo trovati a fare da collettori di varie esigenze, i camalli genovesi volevano fare qualcosa ed erano bloccati da mille laccioli burocratici e dalla protezione civile. L'imprenditore voleva metterci la struttura ma non sapeva da dove partire. Il territorio cercava di creare un centro, aveva iniziato con una baracca di legno poi una struttura nel giardino di una famiglia che si era accampata davanti alla propria casa danneggiata, ma ci voleva una casa vera e propria, una struttura permanente e non sapevano da dove partire. E noi abbiamo fatto da collettori - continua Orsatti - Abbiamo messo in contatto tutti e la vicenda è stata accolta con entusiasmo dai locali, si sono smosse tante persone ancora scioccate dal terremoto che hanno investito nella ricostruzione, non quella classica. Direi che il progetto ha mobilitato la voglia di normalità visto che ora intorno a BibliPaganica ruotano un centinaio di persone». A tirare su la biblioteca hanno contribuito otto lavoratori portuali genovesi in ferie, sette della Compagnia unica (che oggi si chiama Culmv Paride Batini) e uno della Gmt: Marco Miceli, Massimo Meucci, Franco Pagano, Alfonso Cioffi, Paolo Castello, Gianni Pagano, Luca Franza e Alessio Maglione. Raccontata da Meucci è andata così: «Siamo arrivati di sabato, abbiamo scoperto che la casa andava tirata su in uno spazio adibito a posteggio e abbiamo iniziato le misurazioni. Domenica abbiamo messo in squadra la piattaforma e abbiamo pulito il piazzale per fare l'armatura, lunedì sono arrivati 22 quintali di ferro per armare il cemento che andava legato e messo in bolla e abbiamo preparato anche la cassaforma di tavole di legno. Martedì abbiamo preparato la cassa di 11 metri per 8 circa, me lo ricordo ancora. Mercoledì sono arrivate 4 betoniere con 32 metri cubi di cemento e abbiamo fatto la soletta». A quel punto sembrava fatta, tutto filava liscio. «Così mercoledì sera abbiamo chiesto dov'era la casa per assicurarci che arrivassero i pezzi e abbiamo scoperto che mancavano le gru per spostare le pareti». Panico. Partono ponti telefonici con mezza Italia, compresi i vigili del fuoco di Genova e si tenta di utilizzare delle gru genovesi presenti in Abruzzo ma si presenta intanto il capogruppo dei vigili del fuoco di Ancona che si chiama Massimo: «La nostra salvezza - dicono i camalli - perché avevano le gru per la movimentazione a terra». Un altro genovese, Alessio, racconta che insieme a Massimo (il caposquadra) sono arrivati altri vigili del fuoco anconetani che hanno dedicato tutto il loro tempo libero e le ore di straordinario: Gianni, Alessandro e Giancarlo («scrivi i nomi»). «Erano tutti felici perché dicevano: finora abbiamo tirato giù dei muri per mettere le case in sicurezza, ora finalmente ne tiriamo su qualcuno». La cronaca continua con Meucci: «Giovedì scarichiamo i bilici con i pannelli di costruzione della casa, 11 metri per 3, e abbiamo fatto l'ornitura della casa, insomma il perimetro. Venerdì l'abbiamo tirata su e abbiamo fatto l'ultimo pezzo di tetto, praticamente in cinque giorni lavorativi era finita. Sabato è stata la volta delle fioriere e della scala». Un paio di genovesi sono poi tornati per i dettagli come la coloritura della scala e per un primo festeggiamento. Perché lunedì 27 luglio il presidente di Libera Don Luigi Ciotti e il presidente della polisportiva Paganica Rugby Sergio Rotellini e altri hanno inaugurato l'edificio. «Click, click, macchine che fotografavano, tv che riprendevano, sembrava di essere a Cannes», ride Alessio. Il primo impatto tra i terremotati, confessano, non è stato facile. «All'inizio erano tutti un po' diffidenti, un po' orsi. D'altra parte vedono un gruppo di gente sconosciuta che scende da un mezzo, smonta degli attrezzi e inizia a prendere misure. Sapevano che cosa eravamo lì a fare, ma c'era silenzio. Noi ci siamo messi nei loro panni: molti sono usciti di casa in pigiama e non hanno mai recuperato niente dalle loro case. Tanti sono ancora scioccati, c'è apatia e scetticismo. Poi poco alla volta hanno capito che era un progetto loro e noi davamo un mano», dice Alessio. «Arrivavamo pochi mesi dopo il terremoto tra gente distrutta che ha dovuto rimboccarsi le maniche da subito e trovare soluzioni da sola ad ogni problema - aggiunge Franza - all'inizio a Paganica c'era un campo autogestito, poi ne hanno fatto uno della protezione civile e la gente è passata lì. Tanti giovani sono scappati sulla costa e come si fa a rimproverarli, ma c'è chi è rimasto nella propria terra e ha tentato il recupero. Sono le facce di quelli che abbiamo incontrato. Certo la biblioteca è una goccia nel mare ma è un progetto importante. Insomma eravamo lì per fare qualcosa che rimane». Gli otto camalli ci hanno messo 16 ore di fatica al giorno ma ci sono riusciti grazie all'aiuto di mezzo porto: la Culmv Paride Batini li ha portati in Abruzzo con un mezzo proprio, la compagnia Pietro Chiesa ci ha messo il costo del cemento e i ferrovieri del porto erano disposti a pagare i viveri anche se poi i lavoratori accampati in tende loro, sono stati nutriti dagli abitanti. «Quando abbiamo saputo del progetto nato autonomamente da alcuni nostri soci e non dalla Compagnia Culmv Paride Batini abbiamo pensato di contribuire in qualche modo - spiega il console della Culmv Antonio Benvenuti - così abbiamo dato alla biblioteca l'ultima tranche di una sottoscrizione fra i soci per il terremoto che avevamo già in parte versato alla Protezione civile e un mezzo che li accompagnasse. È stata un'iniziativa di solidarietà ben fatta». Parole che ritornano con il console della Pietro Chiesa, Tirreno Bianchi: «Fa parte della nostra storia che è fatta di solidarietà. Quando possiamo con i nostri mezzi pur limitati cerchiamo di dare il nostro contributo, in maniera molto laica e non per farci pubblicità». A parte la questioni gru, non è che siano state tutte rose e fiori. Durante i lavori ci sono stati parecchi controlli della protezione civile, sono arrivati anche degli ispettori a fare richieste insistenti di autorizzazioni nonostante fosse risaputo che erano gli enti locali ad aver avvallato il progetto. La gente però stava dalla loro parte. «Abbiamo avuto un'accoglienza totale. Sotto il profilo umano non si può neanche descrivere», raccontano i genovesi. Ora a settembre ci sarà l'inaugurazione della biblioteca e si punta entro quella data a montare una lamiera sul tetto e finire il bagno. Ma da Genova potrebbero arrivare altri progetti: un'idea è costruire un centro ascolto e di aggregazione per giovani e anziani, sempre a Paganica con la stessa prassi, unendo le forze dal basso. L'altra è molto più ambiziosa e ha bisogno della collaborazione degli armatori e delle aziende del porto genovese: portare in Abruzzo in autunno tante case-container «come si fa all'estero». In pratica si mettono due container attaccati uno all'altro e due sopra e si allestiscono all'interno con coibentazioni, servizi, scale e porte. Insomma una casa mobile a due piani. Sarebbe un sistema poco dispendioso, che non ha bisogno di quintalate di cemento e permetterebbe a migliaia di persone che rimarranno fuori dai villaggi del governo di avere un tetto per l'inverno.