Cresce il malcontento nelle tendopoli L'AQUILA All'Aquila in questi giorni il clima sta cambiando, di notte la temperatura precipita e presto farà troppo freddo per vivere in tenda. La gente è preoccupata e comincia ad arrabbiarsi, ma tiene ancora la voce bassa: nei campi, luoghi di concentramento coatto dove le persone dipendono completamente dall'assistenza, non ci si può riunire, il regolamento lo vieta. E senza confronto è difficile far emergere il dissenso, soprattutto quando le necessità in gioco sono irrinunciabili. Specialmente quella delle case, che mancheranno a lungo, nonostante le promesse di alloggi subito per tutti. A quattro mesi dal sisma gli aquilani sfollati continuano a essere moltissimi: più di 60.000, di cui 45.000 assistiti tra alberghi, case affittate e, soprattutto, le tendopoli, dove vivono ammassate ancora almeno 20.000 persone. Tra pochi giorni si conoscerà il numero delle case inagibili. I cittadini residenti in edifici dichiarati tali avevano infatti tempo fino al 10 agosto per presentare la domanda di assegnazione della casa. Ai richiedenti verranno attribuiti dei punti e, sulla base della graduatoria, si farà l'assegnazione. Ma non ci saranno case per tutti. Infatti, solo 13.000 potranno alloggiare nelle palazzine del progetto Case (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) che stanno sorgendo come funghi nel territorio del comune dell'Aquila. La sorte degli altri, meno fortunati, non si conosce. Per ora non c'è traccia di un concreto piano di requisizione degli alloggi sfitti o invenduti, non danneggiati o ripristinabili, che sono molti e potrebbero ospitare gran parte dei senza tetto. Non solo, gli interventi di recupero degli edifici meno compromessi stentano a partire, da un lato per le contraddizioni tecniche delle diverse ordinanze, dall'altro per i contributi che non arrivano ancora e che, comunque, riguarderanno solo i proprietari di prime case. Invece, l'unica soluzione abitativa che sta prendendo alacremente forma, per merito degli operai delle ditte subappaltatrici che lavorano fino a notte, è il progetto Case, la new town distribuita sul territorio, tanto sostenuta da Berlusconi e Bertolaso. L'affidamento dei lavori è stato fatto in fretta: in regime di ordinanza si saltano via tutte le prescrizioni legislative sulle aggiudicazioni. Il progetto non prevede una vera e propria nuova città, come si disse all'inizio, ma tanti insediamenti più piccoli e meno invasivi, sparsi però nel vastissimo e assai differenziato territorio del comune dell'Aquila. In teoria una scelta migliore, in pratica uno scempio ambientale che innescherà un processo di allontanamento della popolazione da quel che resta della città. Infatti, molti dei 19 siti individuati dalla protezione civile (di concerto col comune) per le nuove palazzine prefabbricate, poggiate come palafitte sui piloni delle piattaforme antisismiche, non sono vicini alla città, bensì dislocati nella campagna circostante o, addirittura, arrampicati sulle pendici del Gran Sasso. «Il problema è proprio quello del posizionamento. Una localizzazione più razionale e meno attenta agli interessi economici, fondata su un criterio di prossimità alla città e sulla difesa delle specificità ambientali, avrebbe garantito agli aquilani sradicati un minimo di continuità con la propria storia spezzata, il mantenimento dell'identità e, soprattutto della socialità», come ci spiega Antonello Ciccozzi, docente di antropologia culturale all'Università dell'Aquila. Invece, quando si è trattato di scegliere dove collocare i costosissimi insediamenti (circa 3000 euro a mq), «della qualità della vita e del rapporto indissociabile tra esistenza e luogo non si è ricordato nessuno». Il territorio comunale aquilano non potrebbe essere più vario: non solo il bellissimo centro storico oggi zona rossa interdetta alla popolazione (dove vivevano però circa 6000 persone), l'ampia periferia frutto di un'urbanizzazione non pianificata (nei cui palazzi e condomini viveva invece la maggior parte degli sfollati), la zona industriale a est e ovest, ma anche larghe zone rurali e frazioni montane poco popolate, comprese nel Parco Nazionale. Una di queste è Camarda, sulla strada che sale sul Gran Sasso. Di fronte al paese di pietra arrampicato sul monte stanno cominciando i lavori di Case. Due immense gru dominano il paesaggio, finora protetto dai vincoli del Parco. Le ruspe hanno già sbancato il terreno: resiste solo una quercia secolare, difesa strenuamente dai pochi abitanti del paese. Davanti a Camarda presto sorgeranno 4 o 5 palazzine destinate ai senza tetto aquilani con meno punti, che saranno sradicati da un contesto cittadino e trasferiti all'interno di un vero e proprio non luogo, una tipica periferia suburbana delocalizzata all'interno di una comunità montana «con effetti di completo spaesamento», spiega Ciccozzi. Se la scelta di Camarda appare del tutto irragionevole, l'insediamento previsto ad Assergi, pochi chilometri più in alto verso il traforo, crea non meno problemi. Anche se l'individuazione del sito tra i monti ha una specie di giustificazione: in quel posto vi erano ancora i resti fatiscenti delle baracche utilizzate, più di vent'anni fa, dagli operai che hanno scavato il traforo, abbandonati dall'ultima impresa impegnata nella grande opera, Impregilo, che non si era curata di bonificare la zona, forse nemmeno dall'amianto. Adesso il progetto Case ha permesso il recupero ambientale: al posto delle baracche sorgeranno i consueti piccoli condomini che, per ora, rovineranno soltanto il paesaggio ma, più avanti, quando tra qualche anno gli aquilani deportati rientreranno a casa, si trasformeranno in contesti degradati, ben più invasivi delle baracche. Il discorso della degenerazione vale per tutti gli insediamenti, anche i più vicini alla città, che si teme diventino, nel tempo, contenitori di ogni sorta di emarginazione. Nessuno fiata davanti a questo progetto, anzi lo si guarda come una panacea. Il rischio è essere tacciati di disfattismo o, meglio ancora, accusati di esser tutti comunisti. «Qui ci stanno aiutando, mica si può sputare sul piatto in cui si mangia». Ma dove vanno gli aiuti, ci si chiede seguendo Ciccozzi, che parla della catena distorta della solidarietà e dice che «chi aiuta, alla fine, in varia misura aiuta anche sé stesso». E, richiamando la teoria della Shock Economy di Naomi Klein, spiega che «le grandi catastrofi sgretolano il tessuto sociale non solo le case. Favoriscono il capitalismo di conquista, che subito programma investimenti. Invece bisognava mettere al centro la difesa della qualità della vita, porsi il problema di ricucire la socialità interrotta, tutelare l'identità dei luoghi e delle persone». A chi conveniva il costosissimo Progetto Case imposto dall'alto senza negoziazione? Perché non sono stati espropriati i terreni più vicini alla città, le cui quotazioni cresceranno subito e saranno preda di facili speculazioni? E, soprattutto, perché non si è perseguita la strada della requisizione degli alloggi vuoti, che avrebbe aiutato anche le piccole imprese locali? Ad Assergi, ad esempio, un grande edificio mai completato domina con la sua mole tutta la valle. Un ecomostro da abbattere che, intanto, poteva essere reso abitabile con poco sforzo e gran risparmio di denaro pubblico e beni comuni, in primo luogo il paesaggio.
il manifesto
15 Agosto 2009
L'AQUILA. Il grande bluff delle case a tutti
MA
Marta Ragozzino
il manifesto
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
il manifesto · 23 Mag 2003
Quei beni culturali in disavanzo
il manifesto · 28 Gen 2004
Italia spa, gli affreschi del ministro
il manifesto · 9 Apr 2006
A Roma dall'Elba il soffitto bucato di Lucio Fontana
il manifesto · 21 Feb 2007
Vicenza vista dall'alto
il manifesto · 22 Mar 2008
CODICE - Un codice rinnovato per tutelare il paesaggio italiano
il manifesto · 18 Nov 2008
BENI CULTURALI - II modello futuro guarda a McDonald's
il manifesto · 11 Dic 2008
Attentato ai beni culturali
il manifesto · 13 Ago 2009
L'AQUILA spezzata
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
Messaggero Veneto - Giornale del Friuli · 17 Ago 2007
Garibaldi a Udine, mostra sulla storia del monumento
Il Tempo · 26 Set 2007
PESCARA Seduta lampo del Consiglio regionale dell'Abruzzo
Il Messaggero · 30 Set 2007
PESCARA - creazione di itinerari alla scoperta di siti archeologici
Avanti! · 23 Nov 2007
A Roma le sorprese non finiscono mai
Fonte non specificata · 27 Gen 2008
Il nuovo assetto: uffici dirigenziali di livello non generale del Ministero - organi periferici e istituti centrali e dotati di autonomia speciale
Il Messaggero · 13 Mar 2008
UMBRIA - Il Parco Stina e la Villa Cahen
il Centro · 28 Mar 2008
Via dei Vestini. Una risorsa per il turismo
Italia Sera · 22 Apr 2008
LAZIO - Ricostruito un letto funerario del I sec. a.C. nei laboratori Beni Culturali a Tivoli
Fonte non specificata · 29 Giu 2008
Il decreto sull'articolazione degli Uffici dirigenziali di livello non generale dell'amministrazione centrale e periferica del Ministero
Il Gazzettino · 22 Lug 2008
Musei - Apertura ritardata o rischio di chiusura oggi per le Gallerie dell' Accademia
il Centro · 13 Ott 2008
L'AQUILA - Amiternum, serve un parco archeologico
il Centro · 25 Ott 2008
L'AQUILA - Il sindaco: quel vincolo non mi convince
il Centro · 29 Nov 2008
L'AQUILA - Un coordinamento tra enti per la tutela paesaggistica
il Centro · 4 Dic 2008
L'AQUILA - Gli scavi fanno tornare alla luce strada di epoca normanna
Il Tempo · 21 Dic 2008
L'AQUILA: Al Parco del Sole. Un polo didattico museale
il Sole 24 Ore · 5 Gen 2009
Immobili comunali, nelle città non scatta la corsa alla vendita
La Sicilia · 30 Gen 2009
SICILIA - Il tesoro archeologico madonita
Il Tirreno · 1 Mar 2009
TOSCANA - urbanistica. Chalet di Ardenza, lavori fantasma
Il Tirreno · 1 Mar 2009
TOSCANA - LIVORNO-URBANISTICA: Manca l'accordo sulla convenzione Comune e impresa divisi anche sull'utilizzo dei parcheggi
il Centro · 9 Mar 2009
ABRUZZO - La Regione dica no a Berlusconi