Il «caso Napoli», rispetto al tema della promozione dei centri storici protetti, offre non pochi spunti di riflessione e ipotesi operative. Un esempio concreto è offerto da Castelcapuano, «un maniero da lasciare alla cultura», come è stata intitolata la lettera di Aldo De Chiara pubblicata ieri da «Il Mattino» che ha anticipato un problema non a caso all'esame, oggi pomeriggio, dei relatori di un convegno in programma presso l'Archivio Storico del Banco di Napoli in via dei Tribunali. Nel novero delle iniziative per il Maggio dei Monumenti merita attenzione il confronto di idee che si svolgerà oggi. Non si tratta infatti solo di una «visita guidata» ad un monumento - peraltro di notevole pregio, quale l'Oratorio del Monte dei Poveri, che sarà delucidato da Giulio Pane -, ma anche di un'occasione per discutere di alcune indifferibili questioni relative alla tutela del patrimonio storico. L'incontro è articolato in due sessioni tematiche. In mattinata si discuterà dei «Centri storici protetti dall'Unesco», mentre nel pomeriggio si valuteranno appunto le ipotesi di nuove destinazioni d'uso per il «Castelcapuano nel più ampio contesto del centro storico». L'interrogativo su Castelcapuano non è di poco conto. Come da programma, le udienze civili che attualmente si svolgono nelle storiche stanze del Castelcapuano dovranno essere trasferite (in tempi ragionevolmente brevi) nelle più moderne aule del nuovo Palazzo di Giustizia nel Centro Direzionale. È ben vero che permangono da parte di giudici e di avvocati alcune comprensibili resistenze verso tale cambiamento di sede, dovute prevalentemente ai disagi derivanti dall'estrema lentezza dei collegamenti verticali per sovraffollamento degli ascensori. Sarebbe tuttavia paradossale restare costipati negli spazi angusti - benché suggestivi - del Castelcapuano, avendo realizzato un grattacielo ad hoc per rispondere alle attese di una più efficiente organizzazione della giustizia. Ma cosa fare allora dell'antico maniero quando la delocalizzazione delle udienze sarà attuata? Per quel che può valere, ritengo che la destinazione d'uso del Castelcapuano debba continuare a gravitare nella sfera della cultura giuridica. Certo, il valore di un'architettura storica non è strettamente connesso alla sua funzione originaria. Per esempio, un convento può ben trasformarsi in ospedale, così come un palazzo nobiliare può ospitare un centro universitario senza che tale mutazione d'uso implichi un deterioramento del monumento. Nel nostro caso, il Castelcapuano (popolarmente detto La Vicaria) fu fondato per ragioni strategiche dal re normanno Gugliemo I d'Altavilla (nelle seconda metà del XII secolo), riadattato come residenza nel corso dei secoli successivi da Federico II a Carlo V, e destinato infine nel 1537 a sede di tutte le magistrature cittadine per volere del Viceré don Pedro de Toledo. Cinque secoli di storia non sono pochi. Il Castello rappresenta emblematicamente la Giustizia nell'immaginario collettivo, prima ancora che nella memoria iconica sedimentatasi nei marmi e nelle allegorie pittoriche che adornano i grandi saloni. Peraltro, intorno al tronco di questa attività plurisecolare, sono fiorite mansioni indotte difficilmente sradicabili da quel luogo. Per questo, la destinazione da preferire dovrebbe tendere ad un uso altamente qualificato di quelle antiche stanze, finalmente liberate dall'affollamento delle udienze di routine, promuovendo corsi di formazione, archivi storici ed altre attività inerenti la cultura giuridica. Non è irrilevante notare che al meeting - introdotto dal sindaco Rosa Russo Jervolino - partecipino politici di diverso orientamento, magistrati, assessori comunali, docenti universitari e uomini di cultura. Aldilà delle differenze di provenienza disciplinare e culturale, il punto di convergenza può e deve essere individuato nel comune valore della difesa e della valorizzazione del nostro patrimonio storico. Com'è noto, il Centro Storico di Napoli è stato riconosciuto dall'Unesco quale luogo di «straordinario interesse per l'umanità», al pari di altre città d'arte italiane quali Roma, Firenze, Venezia, Siena, Urbino e Assisi. Questo prestigioso riconoscimento non va tuttavia confuso con un mero alloro del quale menar vanto. La Convenzione di Parigi (del 16 novembre 1972) impone allo Stato di appartenenza del centro storico «prescelto» l'ineludibile obbligo di tutela di questo patrimonio «utilizzando il massimo delle proprie risorse» (art.4). In tal senso, il Governo italiano dovrà quest'anno rendicontare sulle specifiche risorse investite per la valorizzazione dei centri storici tutelati dall'Unesco. La proposta del Comitato Giuridico di Difesa Ecologica, presieduto da Raffaele Raimondi, verte sull'idea di «incentivare» i programmi di manutenzione e recupero in tali aree storiche di straordinaria qualità attraverso cospicui sgravi fiscali, sulla scorta della già collaudata esperienza della legge n. 44997. Tale varo legislativo, essendo a costo zero per l'Erario, potrebbe rappresentare un emendamento alla Finanziaria nel pieno rispetto dell'articolo 81 della Costituzione.